Chiese in Provincia di Verona - città di Malcesine: Eremo dei Santi Benigno e Caro

Eremo dei Santi Benigno e Caro
Eremo di San Zeno Eremo di San Benigno e San Caro

VERONA / MALCESINE
Malcesine (VR)
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
Ignote le origini della chiesa dei SS. Benigno e Caro o di S. Zeno. “Questo eremo sorge in luogo alpestre, orrido e solitario, sopra Cassone. Per accedervi da Malcesine occorrono tre ore di faticoso cammino”. Secondo la tradizione l’edificio fui costruito nel luogo in tra VIII e IX sec. vissero due santi eremiti di nome Benigno e Caro, le cui spoglie furono collocate poco dopo presso la pieve di S. Stefano in Malcesine. La prima testimonianza relativa l’esistenza dell’edificio risale al 1530,... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

Ignote le origini della chiesa dei SS. Benigno e Caro o di S. Zeno. “Questo eremo sorge in luogo alpestre, orrido e solitario, sopra Cassone. Per accedervi da Malcesine occorrono tre ore di faticoso cammino”. Secondo la tradizione l’edificio fui costruito nel luogo in tra VIII e IX sec. vissero due santi eremiti di nome Benigno e Caro, le cui spoglie furono collocate poco dopo presso la pieve di S. Stefano in Malcesine. La prima testimonianza relativa l’esistenza dell’edificio risale al 1530, anno della prima visita pastorale a Malcesine del vescovo Giberti (“est et oratorium sub invocatione sancti Zenonis, quod solitum est inhabitari per eremitas, distans a dicta plebe per unum miliarie cum dimidio”). Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna parzialmente invasa dal volume del fabbricato adiacente. Orientamento ad ovest. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, presbiterio rialzato di un gradino concluso da un profondo coro a sviluppo poligonale a cinque lati. Le pareti interne, con semplice rivestimento ad intonaco, sono arricchite con opere pittoriche. L’altare maggiore è sovrastato da un dossale in legno intagliato e dipinto, e dalle statue lignee dei Santi Patroni con S. Zeno al centro, opere del XVI-XVII sec. La navata è coperta dalla sovrapposta struttura di copertura a capanna con incavallature lignee ed assito a vista; il presbiterio è chiuso da una voltata a botte ribassata decorata con motivi ornamentali policromi. La pavimentazione dell’aula è realizzata in pianelle di cotto; il presbiterio è pavimentato con piastrelle di cemento con decorazioni geometriche policrome.

Pianta

La chiesa presenta un impianto planimetrico ad unica aula rettangolare con asse maggiore longitudinale, che si prolunga con il presbiterio rialzato di un gradino e protetto da balaustra, concluso, oltre l’altare maggiore, da un profondo coro a sviluppo poligonale a cinque lati. Su lato meridionale del presbiterio si colloca un locale adibito a sacrestia, accessibile dal coro. L’ingresso principale si apre in posizione decentrata sul lato sinistro della facciata, trovandosi questa quasi interamente occupata da un fabbricato che vi si pone in addossamento.

Facciata

Facciata con facciata a capanna parzialmente invasa dal volume del fabbricato adiacente.

Strutture di elevazione

Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante costituita da conci sbozzati di pietra calcarea locale legati con malta di calce. I paramenti murari esterni ed interni presentano un rivestimento ad intonaco.

Strutture di orizzontamento e/o voltate

La navata interna è coperta dalla sovrapposta struttura di copertura a capanna con incavallature lignee e sovrapposto assito a vista. Il presbiterio è sovrastato da una struttura voltata a botte in muratura a sesto ribassato, intonacata verso l’intradosso e decorata con motivi ornamentali policromi a tempera.

Coperture

Copertura a due falde con struttura portante costituita, lungo la navata, da un sistema di incavallature lignee a vista con sovrapposto assito; il coperto del presbiterio, con terminazione a padiglione a chiusura del coro, è sostenuto da un’intelaiatura di travature lignee; orditura secondaria composta da arcarecci e travetti; manto in coppi di laterizio.

Pavimenti e pavimentazioni

La pavimentazione della navata e del coro è realizzata in pianelle di cotto. Il piano del presbiterio, rialzato con un gradino in pietra calcarea bianco-rosata, presenta una pavimentazione in piastrelle di cemento con decorazioni geometriche policrome.

Prospetti interni

L’interno della chiesa, diffusamente illuminato dalle ampie finestrature che si aprono lungo il fianco settentrionale, presenta un impianto spaziale a marcato sviluppo longitudinale. Le pareti, con semplice rivestimento ad intonaco, sono arricchite con alcune opere pittoriche. L’altare maggiore, in marmi locali, è sovrastato da un dossale in legno intagliato e dipinto, e dalle statue lignee

1530ante - 1530 (origine e costruzione intero bene)

Ignote le origini della chiesa dei SS. Benigno e Caro o di S. Zeno. Secondo la tradizione l’edificio fui costruito nel luogo in tra VIII e IX sec. vissero due santi eremiti di nome Benigno e Caro, le cui spoglie furono collocate poco dopo presso la pieve di S. Stefano in Malcesine. La prima testimonianza relativa l’esistenza dell’edificio risale al 1530, anno della prima visita pastorale a Malcesine del vescovo Giberti (“est et oratorium sub invocatione sancti Zenonis, quod solitum est inhabitari per eremitas, distans a dicta plebe per unum miliarie cum dimidio”).

1765/07/02 - 1766/04/13 (ricostruzione altare )

Il 2 luglio del 1765 l’altare maggiore, precedentemente sospeso dal vescovo Nicolò A. Giustiniani (1759-1772), fu demolito. In tale occasione si rinvenne una cassetta contenente particelle di ossa, una pietra turchina incavata coperta da tegole e un loculo contenente due teschi, uno intatto, l’altro in frammenti. Il 13 aprile, ultimata la costruzione del nuovo altare, tutti gli oggetti ritrovati l’anno precedente furono ricollocati nella posizione originaria all’interno di nuovi contenitori.

XIX sec. - XIX sec. (ampliamento intero bene)

Sul finire del XIX sec. l’edificio fu ampliato con il prolungamento dell’aula e del coro.

1969 - 1969 (restauro intero bene)

Nel 1969 l’intero edificio fu restaurato grazie al contributo dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. L’evento è ricordato da una lapide murata all’esterno dell’edifico, a lato dell’ingresso.

Mappa

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