Chiese in Provincia di Verona - città di Badia Calavena: Chiesa di San Vito

Chiesa di San Vito

VERONA / BADIA CALAVENA
Badia Calavena (VR)
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
La chiesa o oratorio di S. Vito, risalente al IX sec., corrisponde con il nucleo originario dell’abbazia dei SS. Vito e Crescenzia. Oggi, in seguito ad un recente restauro, lo spazio è utilizzato come sala polivalente. Oggi l’edificio è privo di facciata, vi si accede passando dalla nuova chiesa parrocchiale. L’interno è ad aula unica rettangolare terminante con un’abside maggiore, a sviluppo interno semicircolare, ed un’absidiola minore destra a pianta rettangolare. Capriate lignee a vista... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

La chiesa o oratorio di S. Vito, risalente al IX sec., corrisponde con il nucleo originario dell’abbazia dei SS. Vito e Crescenzia. Oggi, in seguito ad un recente restauro, lo spazio è utilizzato come sala polivalente. Oggi l’edificio è privo di facciata, vi si accede passando dalla nuova chiesa parrocchiale. L’interno è ad aula unica rettangolare terminante con un’abside maggiore, a sviluppo interno semicircolare, ed un’absidiola minore destra a pianta rettangolare. Capriate lignee a vista sorreggono la copertura a doppia falda in coppi. Pavimentazione in lastre squadrate di nembro rosato della Lessinia. Ottime le condizioni di conservazione dell’edificio, che al suo interno conserva anche qualche lacerto di affresco nelle absidiole laterali.

Pianta

L’Oratorio dei SS. Vito, antica chiesa parrocchiale di Badia Calavena, si presenta oggi profondamente modificato rispetto alla sua consistenza originaria, risultando di ampiezza ridotta e collegato sul fronte anteriore al volume absidale della chiesa ottocentesca, da cui risulta separato da un’intercapedine che consente di raggiungere l’ingresso sul fronte occidentale. La chiesa è costituita da un’unica aula rettangolare che si conclude con un’abside maggiore, a sviluppo interno semicircolare, ed un’absidiola minore destra a pianta rettangolare, presentando pertanto un’asimmetria rispetto l’asse longitudinale dell’aula, visivamente corretta dall’inserimento di un arco trionfale a tre fornici come elemento di filtro tra la navata ed il presbiterio. Il volume dell’antica absidiola sinistra, che si prolunga fino alla struttura muraria della torre campanaria posta in addossamento al fianco settentrionale della chiesa, risulta accessibile dall’esterno mediante un’apertura ricavata sul fianco orientale. A partire dal fianco meridionale del corpo absidale la chiesa è posta in collegamento con l’ala orientale dell’antico complesso abbaziale.

Facciata

La chiesa antica di S. Vito è priva di facciata. Ad essa si accede direttamente dal nuovo complesso chiesastico dei SS. Vito, Modesto e Crescenzia.

Strutture di elevazione

Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante di pietrame misto legato con malta di calce, con prevalenza di conci di pietra calcarea locale a spigoli vivi. Lo studio stratigrafico della tessitura muraria evidenzia interventi di tamponamento e sopraelevazione realizzati in mattoni di laterizio o ciottoli di fiume. I paramenti esterni ed interni si presentano intonacati.

Strutture di orizzontamento e/o voltate

L’ambiente dell’aula è coperto dalla struttura lignea di copertura con capriate a vista. Le absidi conservano le originarie volte a botte in muratura interamente decorate con affreschi recentemente recuperati; l’abside centrale è conclusa da una semicalotta sferica in muratura.

Coperture

La struttura portante della copertura a due falde è costituita da sette capriate lignee a schema statico semplice con monaco centrale (collegato alla catena mediante staffatura metallica) e saette, poggianti su mensole in pietra in corrispondenza degli incastri nelle murature; l’orditura secondaria, di tipo tradizionale, è costituita da arcarecci e travetti su cui poggiano tavelle in cotto; manto di copertura in coppi di laterizio. È presente un sistema di controventatura costituito da tiranti metallici vincolati alle travature lignee.

Pavimenti e pavimentazioni

L’intera pavimentazione è realizzata in lastre rettangolari di nembro rosato della Lessinia.

Prospetti interni

L’ambiente interno dell’aula, che si presenta oggi profondamente modificato rispetto alla sua configurazione originaria, è caratterizzato da una ricercata linearità e sobrietà compositiva, alleggerita dal trattamento cromatico uniforme e neutro dell’intonacatura delle pareti, che sembra estendersi senza soluzione di continuità anche alla pavimentazione, e a cui si contrappone la massiccia struttura lignea di copertura. Elemento centrale dal punto di vista arch

IX sec. - 1117 (origini e costruzione intero bene)

L'alta val d'Illasi fu occupata tra IX e X sec. dai carolingi, i quali ben presto edificarono una serie di chiese intitolate a santi di origini francese o comunque venerati a nord delle Alpi. E' il caso della chiesa di S. Dionigi a Marcemigo, di quelle di S. Martino e di S. Egidio a Tregnago e anche di quella di Badia Calavena, intitolata a S. Vito. Tale edificio, parte del quale è ancora visitabile, era orientato a ponente, secondo l'uso antico, e presentava una struttura a tre navate (la centrale il doppio delle laterali) terminante con tre absidiole. Come altri edifici del nord Italia, anche la chiesa altomedievale di S. Vito venne danneggiata dal rovinoso terremoto del 1117.

1117 post - 1178 (ricostruzione intero bene )

Anche il monastero di S. Pietro situato sull'omonimo colle a monte della chiesa di S. Vito subì notevoli danni a causa del terremoto, al punto che i monaci benedettini lo abbandonarono gradualmente per trasferirsi a valle, presso la chiesa di S. Vito. Grande fu l'opera dell'allora abate Rodolfo (1159-1178), il quale in un primo momento mise mano alla chiesa di S. Vito, che venne rimpicciolita e ricostruita ad una sola navata e agli edifici annessi, danneggiati dal terremoto. In un secondo momento si dedicò alla costruzione del chiostro e di altri edifici di servizio, trasformando la chiesa di S. Vito nel complesso abbaziale di S. Vito. A questa fase appartiene l'erezione della torre campanaria, situata più o meno a metà della parete settentrionale dell'edificio.

1159 - 1185 (diritto pontificio carattere generale)

Altre grande merito dell'abate Rodolfo fu quello di aver portato il monastero alla piena autonomia giuridica, sottraendolo all'autorità del vescovo di Verona e ottenendo il diritto pontificio. Papa Lucio III (1181-1185) nel 1185 confermava nel seguente testo, quanto già fatto dal suo predecessore Alessandro III (1159-1181): "Ricevo sotto la protezione di San Pietro e mia personalem il monastero dei Santi Pietro e Vito di Calavena. Come fece il mio predecessore papa Alessandro III, di felice memoria".

1185 - 1185 (possedimenti del monastero di Badia Calavena carattere generale)

Nel 1185, con bolla pontificia, papa Lucio III confermava al monastero dei SS. Pietro e Vito di Calavena: il luogo dove si trova il monatero; la cappella di S. Faustino (oggi scomparsa) a Verona; la cappella di S. Ambrogio a Mezzane (oggi scomparsa); la cappella di S. Nicolò a Colognola (scomparsa); la chiesa di S. Andrea a Illasi (oggi S. Rocco, sconsacrata); la cappella di S. Vitale a Cogollo (poi di S. Giacomo, oggi scomparsa); il paese di Cogollo; la contrada di Gusperino; la chiesa di S. Maria dell'Isolo a Verona (oggi di S. Maria Rocca Maggiore); altre proprietà a Tregnago, Marcemigo, Cellore, Scorgnano e Casale, ma anche ad Illasi, Colognola, Caldiero, Belfiore, S. Giovanni Ilarione, Mezzane e Trezzolano.

1348 - 1433 (restauro e costruzione intero bene)

Nel 1348 la provincia di Verona fu colpita da una violenta epidemia di peste e da un terremoto che causò parecchi danni al monastero. Al contagio scampò un solo monaco, Francesco Cavalieri, il quale non potendo autoeleggersi o eleggere un abate, chiese al Papa di inviare un commendatario, che giunse a Badia nel 1360 (Michele da Mantova). Da tale data tutti gli abati di S. Vito furono commendatari. Essi, in considerazione delle condizioni precarie del monastero, lesionato dal terremoto, spostarono la loro residenza al paese di Tregnago. La situazione cambiò con l'elezione dell'abate benedettino e nobile veronese Maffeo Maffei (1424-1433). Egli, desideroso di ripristinare la regola benedettina, restaurò gli ambienti danneggiati nel 1348 e ne fece edificare altri ex novo, come le singole celle per i monaci (nel chiostro superiore) in sostituzione del dormitorio comune e la casa dell'abate (ala occidentale) al cui pian terreno si apriva la camera di rappresentanza dell'abate.

1433 - 1443 (passa

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