Chiese in Provincia di Verona - città di Negrar: Chiesa di San Martino di Tours

Chiesa di San Martino di Tours

VERONA / NEGRAR
Via Don A. Sempreboni, 6 - Negrar (VR)
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
La pieve di Negrar vanta origini molto antiche. Il primo documento in nostro possesso risale al 1067 ma è probabile che la sua sia da retrodatare al IX-X sec. L'edificio originario, probabilmente distrutto dal terremoto del 1117, venne ricostruito in forme romaniche, a tre navate, con facciata orientata a ponente. Di tale edificio rimane ora solo la torre campanaria, sul cui fianco meridionale nel 1166 venne inciso il testo di un contratto, conosciuto come "Carta lapidaria di Negrar". La... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

La pieve di Negrar vanta origini molto antiche. Il primo documento in nostro possesso risale al 1067 ma è probabile che la sua sia da retrodatare al IX-X sec. L'edificio originario, probabilmente distrutto dal terremoto del 1117, venne ricostruito in forme romaniche, a tre navate, con facciata orientata a ponente. Di tale edificio rimane ora solo la torre campanaria, sul cui fianco meridionale nel 1166 venne inciso il testo di un contratto, conosciuto come "Carta lapidaria di Negrar". La pieve di S. Martino aveva giurisdizione su un vasto territorio e su numerose cappelle, successivamente divenute chiese parrocchiali, come quella di Torbe, Prun , Fane, Mazzano e Cerna. Nel 1779, in occasione di un parziale restauro della chiesa e del riassetto urbanistico del paese di Negrar, l'orientamento della facciata venne invertito da ponente a levante. Poco più tardi, tra 1806 e 1810, l'edificio venne radicalemte ricostruito, assumendo le forme attuali. Risultò un edificio neoclassico con prospetto preceduto da un monumentale pronao. Fu conservato l'antico campanile di fase romanica. L'interno, è a vasta aula unica con quattro cappelle laterali, presbiterio a piante rettangolare e abside poligonale a cinque lati. La controsoffittatura della navata alterna volte a botte a volte a crociera. La copertura è doppia falda in coppi. La pavimentazione dell’aula è realizzata in piastrelle quadrate di marmo policrome (bianco, rosso e nero), mentre quella del presbiterio è caratterizzata da un disegno a stella a otto punte. Buone le condizioni di conservazione dell'edificio. All'interno è conservata la pala raffigurante "la Natività", opera cinquecentesca attribuita al pittore Francesco Caroto.

Pianta

L’ingresso della chiesa è preceduto da una pronao tetrastilo raggiungibile dalla piazza antistante mediante un’ampia scalinata. L’ambiente interno presenta un impianto planimetrico ad unica ampia aula rettangolare ad asse maggiore longitudinale; il presbiterio, a pianta quadrangolare, rialzato di due gradini e di larghezza ridotta rispetto la navata, si conclude con un’abside a sviluppo poligonale a cinque lati verso l’interno, rettilinea esternamente. Lungo i fianchi della navata si aprono quattro semi-cappelle laterali a pianta rettangolare, due per lato, ospitanti altrettanti altari: l’altare di S. Antonio e di S. Giuseppe, sul lato sinistro a partire dall’ingresso, l’altare del S. Cuore e della Madonna del Rosario sul lato opposto. Nelle campate centrali si aprono due esedre. Ai lati del presbiterio si collocano la sacrestia, sul fianco meridionale, e la cappella feriale, sul lato opposto, entrambe complanari al piano del presbiterio ed accessibili dalla navata; entrambi gli ambienti sono inoltre in comunicazione con la zona absidale, e si aprono con un ampia vetrata rettangolare verso l’altare. I suddetti locali sono ospitati all’interno di corpi di fabbrica minori che si addossano alle strutture murarie del presbiterio. Sul fianco meridionale si addossano la torre campanaria e corpi di fabbrica ospitanti alcuni locali accessori e ambienti dell’adiacente casa canonica. Sono presenti due ingressi laterali, entrambi sul fianco meridionale dell’aula, in corrispondenza della prima e dell’ultima campata: il primo dei due ingressi è accessibile da un sottoportico, mentre il secondo presenta un vestibolo di ingresso.

Facciata

Facciata neoclassica, rivolta ad oriente. L'ingresso è protetto da un pronao monumentale tetrastilo, con colonne di ordine ionico gigante a sostegno del frontone, il cui timpano è decorato da un altorilievo raffigurante Gesù ed i dottori della Chiesa. Retrostate rispetto al pronao si erge il prospetto della chiesa, a due ordini. Quello inferiore presenta quattro lesene prive di scanalture con capitelli ionici. Quello superiore è decorato con quattro lesene corinzie, i cui capitelli si intersecano con le decorazioni a coccarde vegetali del fregio soprastante. Due paraste laterali del primo ordine sostengono le volute la

ante 1067 - 1067 (origini e costruzione intero bene)

La prima notizia relativa la pieve di S. Martino in Negrar figura in un documento del 1067, nel quale si nomina un suo arciprete. E' probabile che le sue origini siano da datare al periodo compreso tra IX e X sec. Di questo edificio non rimangno strutture superstiti.

1117 - 1145 (ricostruzione intero bene)

La chiesa originaria di IX o X sec. venne distrutta da un terremoto, forse da quello del 1117 che coinvolse Verona e gran parte dell'Italia settentrionale. La chiesa venne prontamente ricostruita. Essa figura infatti nell'elenco delle pievi della Diocesi di Verona soggette al vescovo, nella bolla emanata nel 1145 da Papa Eugenio III. Si trattava di un edificio orientato a ponente, "a tribus navibus a columnis", cioè a pianta basilicale. Di tale edificio oggi nulla sopravvive, eccezion fatta per la monumentale torre campanaria.

1166 - 1166 (carta lapidaria di Negrar campanile)

La Carta lapidaria di Negrar è una lunga iscrizione di sessantaquattro righe, in caratteri maiuscoli romani, scolpita nel 1166 sulla parete meridionale del campanile della pieve, coprendo una superficie muraria di 6 x 3,5 m. Vi è riportata una serie di contratti di quell'anno, mediante i quali la pieve di Negrar riscattava un vecchio censo annuale dovuto al cittadino veronese Ribaldino. Vescovo di Verona era allora Ognibene (1157-1185).

ante 1458 - 1458 (erezione in parrocchia carattere generale)

Quando nel 1458 giunse in visita pastorale a Negrar il vescovo di Verona Ermolao Barbaro (1453-1471) la pieve era già stata eretta in parrocchia. Nel verbale di visita la chiesa viene descritta "ampla et magna". Si elencano poi le cappelle sparse nella vallata di Negrar ad essa soggette: S. Antonio in Fane, S. Pietro in Torbe, S. Giovanni in Cerna, S. Marco in Mazzano, S. Paolo in Prun, S. Vito, S. Maria di Moron, S. Maria in Progno.

1699 - 1717 (rinnovamento altari )

Dal verbale della visita pastorale del vescovo Barbarigo (1697-1714) risulta che gli altari della chiesa sono sei, tutti lignei (il maggiore, dedicato a S. Martino, e altri cinque laterali, dedicati alla Madonna Consolatrice, a S. Giuseppe, alla Concezione, alla Vergine del Rosario e S. Bernardo). Agli inizi del Settecento tali altari vennero rinnovati ed ornati di marmi policromi.

1779 - 1779 (modifica orientamento facciata)

Nel 1779 l'arciprete don Lorenzo Carrara fece mutare l'orientamento della facciata da occidente a oriente e trasportare l'altare maggiore dove è situato attualmente e dove in precedenza si apriva l'ingresso principale dell'antica facciata. Il 13 maggio dello stesso anno l'altare venne consacrato dal vescovo Morosini (1772-1789).

1783 - 1783 (rifacimento altare maggiore)

Nel 1783 il maestro lapicida veronese Pietro Puttini costruì il nuovo altare maggiore con tabernacolo, ornato di marmi pregiati come il verde antico e il bianco di Carrara.

1806 - 1810 (ricostruzione intero bene)

Tra 1806 e 1810 la chiesa venne ricostruita radicalmente, dandole l'aspetto attuale. Poche le strutture superstiti dell'edificio precedente. Venne però conservata la bella torre campanaria romanica. Risultò un edificio con prospetto dalle forme neoclassiche e pianta ad aula unica di vaste dimensioni. Il disegno pare sia attribuibile al Prof. Giuseppe Mazza, allora docente presso il Ginnasio di Verona. La direzione dei lavori fu affidata all'arch. Giuseppe Barbieri.

1944 - 1946 (decorazione e realizzazione catino absidale e vetrate )

Nel 1944 i quattro finestroni della navata della chiesa di S. Martino vennero impreziositi con vetrate istoriate raffiguranti "La Vergine, S. Rocco, S. Rita e S. Vincenzo. Nel 1946 il pittore Agostino Pegrassi decorò ad affresco il catino absidale con scene raffiguranti i "quattro profeti maggiori" e "la Resurrezione".

2000 - 2000 (restauro facciata e coloritura edificio intero bene)

Nel 2000 venne realizzato un progetto di restauro della facciata e di coloritutura

Mappa

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