Chiese in Provincia di Verona - città di Verona Città: Chiesa di San Nicolò all'Arena

Chiesa di San Nicolò all'Arena

VERONA / VERONA città
Piazza S. Nicolò, 13 - Verona (VR)
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
La chiesa di S. Nicolò all' Arena deve il suo nome alla vicinanza al famoso anfiteatro romano, situato nel centro cittadino. Le prime notizie in nostro possesso risalgono al XII sec., ma è presumibile che le origini di San Nicolò siano da collocare ancora più indietro nel tempo. Secondo alcuni studiosi già parrocchia nel XII sec., secondo altri non prima del XIV sec. A partire dal 1598 vi si insediò l'ordine dei Teatini, che nel 1627 commissionò all'arch. Lellio Pellesina la costruzione di un... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

La chiesa di S. Nicolò all' Arena deve il suo nome alla vicinanza al famoso anfiteatro romano, situato nel centro cittadino. Le prime notizie in nostro possesso risalgono al XII sec., ma è presumibile che le origini di San Nicolò siano da collocare ancora più indietro nel tempo. Secondo alcuni studiosi già parrocchia nel XII sec., secondo altri non prima del XIV sec. A partire dal 1598 vi si insediò l'ordine dei Teatini, che nel 1627 commissionò all'arch. Lellio Pellesina la costruzione di un nuovo tempio. I lavori si conclusero nel 1683, ma per mancanza di fondi non vennero completati il campanile e la facciata. Consacrata nel 1697. Il prospetto venne completato quasi tre secoli più tardi, tra 1951 e 1953, traslando la facciata barocca della chiesa cittadina di S. Sebastiano, da tempo sconsacrata e parzialmente distrutta dai bombardamenti della II Guerra Mondiale. L'interno, in stile barocco, riproduce lo schema della pianta congregazionale a croce latina, caratterizzata da una navata unica con cappelle laterali, un corto transetto i cui bracci si concludono con una cappella in posizione centrale, e da un profondo presbiterio con abside a fondale piatto. All'interno, nella prima cappella a destra, degna di nota la pala, opera del pittore veronese Antonio Balestra, raffigurante S. Giovanni Battista nel deserto. Interessante anche il dipinto raffigurante l'Annunciazione con S. Giovanni Battista, opera di Alessandro Turchi detto l'Orbetto (area presbiterale).

Pianta

Il tempio presenta un impianto planimetrico che riproduce lo schema della pianta congregazionale a croce latina, caratterizzata da una navata unica con cappelle laterali, un corto transetto i cui bracci si concludono con una cappella in posizione centrale, e da un profondo presbiterio a pianta rettangolare con abside a fondale piatto. Procedendo dall’ingresso verso il transetto, sul fianco sinistro si aprono la cappella del Crocifisso e la cappella di S. Gaetano, mentre sul lato destro si aprono la cappella di S. Giovanni Battista e di S. Giuseppe. L’ampio transetto che incrocia la navata è caratterizzato da brevi bracci laterali, ciascuno dei quali è concluso con una cappella centrale, ospitanti rispettivamente l’altare di S. Gregorio, sul fianco sinistro, e l’altare dell’Assunta sul lato opposto. L’asse longitudinale dell’aula si prolunga oltre il transetto con una stretta campata che introduce all’area presbiterale sopraelevata di tre gradini rispetto il livello dell’aula, da cui è separata mediante una balaustrata in marmo. Il corpo presbiterale è fiancheggiato e comunicante, sul lato sinistro, con l’ambiente della vecchia sacrestia, dalla quale si accede, superato un piccolo vestibolo, alla nuova sacrestia. Dalla vecchia sacrestia avviene inoltre il collegamento con la cripta. L’ingresso principale si apre al centro della facciata (prospetto nord-est), preceduto da una bassa scalinata esterna a quattro gradini, e dotato all’interno di bussola lignea. Sono presenti inoltre due ingressi laterali lungo il fianco settentrionale, il primo in corrispondenza dell’aula, il secondo del braccio destro del transetto. La torre campanaria si eleva addossata al fianco meridionale del presbiterio, nel punto di collegamento con il braccio sinistro del transetto, inglobato nella porzione inferiore all’interno dei corpi di fabbrica annessi alla chiesa.

Facciata

Facciata neoclassica, proveniente dalla ex-chiesa di S. Sebastiano. Ricostruita e collocata a S. Nicolò tra 1951 e 1953. Quattro colonne scanalate di ordine ionico sorreggono il timpano e suddividono il prospetto in tre parti. In quella centrale si apre il portale principale, di forma rettangolare. Sopra di esso una iscrizione D.O.M. IN HONOREM S. NICOLAI EPISCOPI Nelle due parti laterali, dal basso in alto, si trovano due portali di minori dimensioni, rettangolari anch’essi e sormontati da due piccoli frontoni. Più sopra corrono due fregi a greca aggettanti su cui poggiano due nicchie, ora vuote, sormontate da

XII sec. - XII sec. (origini e costruzione intero bene )

Le prime notizie riguardanti la chiesa risalgono al XII sec., ma è presumibile che le origini di San Nicolò siano da collocare ancor più indietro nel tempo. La primitiva chiesa era chiamata S. Nicholai de Buchadarena, a causa di un vicino collegamento sotterraneo con l'Arena, passaggio che fu effettivamente rimesso in luce da alcuni scavi effettuati nell'area. L'orientazione dell'edificio originario, con l'abside rivolta ad oriente, secondo l'antico rituale, non subì variazioni fino all'anno 1627, quando il tempio fu interamente rinnovato, acquisendo la forma e l'orientazione attuale (facciata a levante). Il Biancolini, nella sua opera "Notizie storiche delle chiese dl Verona" (1749-1771), citando alcuni documenti del 1159, sostiene che la chiesa fosse collegiata già da allora. Indica inoltre i nomi di due preti secolari che in essa officiavano, tali Giovanni e Viviano.

1336 - 1336 (erezione in parrocchia carattere generale)

Il Simeoni, curatore del volume, "Verona: guida storico artistica della città e provincia" (1909) ritiene che la chiesa ottenne la giurisdizione parrocchiale già nell'anno 1336.

1519 - 1519 (rinvenimento reliquie carattere generale)

Nel 1519, all'interno della chiesa, vennero scoperte alcune reliquie, in particolare ossa di martiri e santi. Non è possibile determinare il luogo dove le reliquie furono poi deposte. Il Biancolini ritiene che siano tutt'ora conservate all'interno dell'edificio.

1598 - 1603 (concessione costruttiva carattere generale)

Nel 1598 i Teatini ottennero la chiesa di San Nicolò all'Arena e parte dell'area circostante, su cui costruire il loro monastero. La ratifica definitiva della concessione giunse da Roma qualche anno più tardi, con la bolla di papa Clemente VIII (1536-1605), datata 18 aprile 1603. Il documento imponeva la costruzione di "monasterio, et casa regolare cum claustro, dormitorio, refettorio et camere".

1603 - 1810 (soppressione della parrocchia carattere generale)

A partire dal 1603, fino al 1806 (anno in cui, a causa delle soppressioni napoleoniche, i Teatini furono costretti a lasciar la loro chiesa) S. Nicolò cessava di essere parrocchia e la cura animorum veniva divisa tra le vicine rettorie di S. Pietro Incarnario e S. Quirico. Tornò all'antico status di parrocchiale solo nel 1810.

1627 - 1683 (costruzione intero bene)

I Teatini, una volta insediatisi, decisero di rinnovare la chiesa. Il progetto fu affidato all'arch. Lellio Pellesina (1602-1683). I lavori durarono dal 1627 al 1683. Una relazione compilata intorno al 1650 nel nuovo convento di S. Nicolò, fornisce interessanti informazioni riguardo le prime vicende costruttive: "il dì 21 marzo (1627) fu posta la prima pietra della Chiesa nuova dal Preposito D. Bernardo Negroboni Veronese..la fabbrica andò lentamente proseguendo, poi bisognò totalmente intermettere per causa della peste che successe l'anno 1630." Nello stesso anno, mentre si provvedeva a gettare le fondazioni della crociera della chiesa, si demolì la chiesa romanica, sino ad allora conservata per garantire ai fedeli lo svolgimento delle funzioni religiose. Risultò un edificio con pianta a croce latina, navata unica con cappelle laterali e ampio transetto. Cupola e rivestimento lapideo della facciata, previste dal progetto originario, non vennero portati a termine.

1630 - 1640 (costruzione cappella o Cripta del Redentore)

Il 29 settembre 1630 il popolo di Verona promise di erigere una cappella al Redentore qualora il contagio fosse cessato. Quando la peste cessò il Consiglio Cittadino, stabilì di erigere la nuova Cappella nella chiesa di San Nicolò, sotto l'area corrispondente al presbiterio e al coro (questa struttura ipogea fu a lungo ed erroneamente considerata, da larga parte della storiografia, una cripta appartenente alla preesistente fabbrica romanica). Così, il 15 marzo del 1631, con solenne cerimonia, cui presero parte anche il Rettore veneziano ed

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