Chiese in Provincia di Verona - città di Verona Città: Chiesa dei Santi Nazaro e Celso Martiri

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso Martiri
Chiesa di San Nazaro e Celso

VERONA / VERONA città
Largo S. Nazaro, 1 - Verona (VR) VERONA città
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
Un primo sacello dedicato a S. Nazaro, fu scavato nel tufo del monte Costiglione, nel V o nel VI sec. d.C. Successivamente, nell'XI sec., vicino al sacello fu edificata una nuova chiesa, che venne affidata ai monaci benedettini. La chiesa attuale è il risultato della ricostruzione avvenuta tra 1464 e 1483. Tra 1488 e 1519 fu realizzata e decorata la cappella di S. Biagio. L'erezione della torre campanaria risale al 1550. Il sagrato chiuso da mura ellittiche fu realizzato nel 1688.... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

Un primo sacello dedicato a S. Nazaro, fu scavato nel tufo del monte Costiglione, nel V o nel VI sec. d.C. Successivamente, nell'XI sec., vicino al sacello fu edificata una nuova chiesa, che venne affidata ai monaci benedettini. La chiesa attuale è il risultato della ricostruzione avvenuta tra 1464 e 1483. Tra 1488 e 1519 fu realizzata e decorata la cappella di S. Biagio. L'erezione della torre campanaria risale al 1550. Il sagrato chiuso da mura ellittiche fu realizzato nel 1688. Esternamente l'edificio si presenta con facciata a salienti interamente edificata in mattoni di laterizio faccia a vista. Orientamento a meridione. Torre campanaria addossata al fianco orientale della chiesa. Impianto planimetrico a croce latina, con aula a tre navate suddivise da due file di archeggiature impostate su pilastri quadrangolari decorati con lesene in marmo chiaro a semplice modanatura sorrette da massicci basamenti; sul prolungamento della navata maggiore si sviluppa il profondo presbiterio a pianta rettangolare concluso con il coro a sviluppo semicircolare; i bracci laterali del transetto si attestano in corrispondenza dell’ultima campata delle navate minori, e sono definiti a sinistra dalla cappella di S. Biagio, e a destra dalla sacrestia. Lungo le navate laterali si svolge una sequenza di nicchie di ridotta profondità in cui trovano sede gli altari minori, introdotte da archeggiature con piedritti ornati da lesene a candelabra e festoni floreali affrescati; le lunette sono impreziosite da pregevoli affreschi di significativi pittori cinquecenteschi; le pareti del presbiterio, la volta sferica di copertura del coro ed il catino absidale, sono ornati con tele ed affreschi del Farinati raffiguranti episodi della vita dei Santi patroni; al centro dell’abside è posta la pala d’altare settecentesca di Giambattista Burato con “La Vergine in gloria con i SS. Nazaro e Celso”. Le navate sono coperte da una teoria di volte a crociera scandite da costolonature trasversali decorate a motivi floreali, e con nervature diagonali ornate a squame; il presbiterio è sovrastato da un’ampia crociera nelle cui vele sono affrescati angeli con drappi. Copertura a due falde in corrispondenza della navata centrale e del presbiterio, ad unico spiovente lungo le navate laterali, con struttura portante costituita da capriate e travature lignee, e con manto in coppi di laterizio. La pavimentazione dell’aula è realizzata in quadrotte di marmo rosso Verona, nembro giallo chiaro e pietra bianca posate a corsi diagonali; il piano del presbiterio è caratterizzato da una composizione geometrica con intarsi in marmi policromi.

Pianta

La chiesa presenta un impianto planimetrico a croce latina, con aula a tre navate articolate in sei campate, suddivise tra loro da due file di cinque pilastri a sezione quadrata; sul prolungamento della navata maggiore si sviluppa il profondo presbiterio a pianta rettangolare, rialzato di due gradini, e concluso con il coro a sviluppo semicircolare, sopraelevato con due ulteriori alzate; i bracci laterali del transetto si attestano in corrispondenza dell’ultima campata delle navate minori, e sono definiti a sinistra dalla cappella di S. Biagio, e a destra dalla sacrestia; lungo entrambi i fianchi longitudinali delle navate laterali si dispongono cinque altari minori, mentre in testa all’ultima campata, ai lati del presbiterio, si collocano la cappella dell’Assunta, a destra, e la cappella del Santissimo, sul lato opposto. L’ingresso principale della chiesa, con bussola lignea interna, si apre al centro della parete di facciata, verso l’ampio sagrato antistante a pianta ellittica. La torre campanaria si eleva addossata al fianco orientale del presbiterio.

Facciata

Facciata a salienti, interamente edificata in mattoni di cotto faccia a vista. Al centro sio apre il portale d'ingresso archiacuto recante una lunetta decorata con una immagine raffigurante la Vergine. Oltre il portale un ampio oculo illumina l'interno dell'edificio. Ne

V sec. - VIII sec. (origini e costruzione intero bene )

La prima citazione diretta della chiesa di S. Nazaro proviene dal “Versus de Verona”, (composizione in versi ed in prosa facente parte del genere letterario conosciuto come "laudes civitatis"). Di seguito si riporta parte del documento: “o felice te Verona, e ricca e gloriosa, cinta qual sei da un vallo di custodi santi che ti difendono e liberano dal nemico d’ogni giustizia! A oriente c’è il protomartire Stefano, Fiorenzo e Vendemmiale e Mauro vescovo, Mammam, Andronico e Probo con i Quranta martiri [...] e il martire Nazario, insieme con Celso e Vittore e Ambrogio [...].” L’edificio di cui parla il testo è probabilmente identificabile con l’antico sacello scavato nel tufo del monte Costiglione, da alcuni ritenuto di epoca paleocristiana (V sec.), da altri di epoca longobarda (VI-VIII sec.)

933 - 996 (restauro e rinnovamento intero bene )

Nella prima metà del X sec. il sacello dei SS. Nazaro e Celso venne saccheggiato nel corso di una delle frequenti calate degli Ungari (probabilmente quella del 933). Nel 996 il vescovo di Verona (992-1008 ca), amico e confidente dell’imperatore Ottone III, lo fece restaurare, decorare con cicli d'affreschi (staccati nel 1885 e da allora custoditi presso i Musei Civici di Verona) e dedicare a s. Michele.

XI sec. - XI sec. (costruzione intero bene )

Nell'XI sec., in considerazione dell’aumento demografico nell’area compresa tra Porta Organa e Porta Vescovo, si decise di edificare a lato del sacello una chiesa più ampia, che venne affidata ai monaci benedettini. Il nuovo edificio, con pianta a cinque navi, in stile romanico, venne terminato e consacrato dal vescovo Giovanni (1016-1037) nel 1031.

XII sec. - XIII sec. (notizie dal XII e XIII sec. carattere generale )

Durante il periodo di dominio del ghibellino Ezzelino da Romano, il potente abate Bonfacio, guelfo ed alleato dei Conti Sambonifacio, fu esiliato ed il monastero privato dei suoi beni. In epoca scaligera con Mastino I della Scala , il monastero riottenne i propri possedimenti ma perse peso nell’ambito politico, strettamente controllato dai Signori Scaligeri.

1174 - 1174 (reliquie dei SS. Biagio e Giuliana carattere generale )

Nel 1174, presso l’ospedale gerosolmitano di S. Toscana (di proprietà dell’abazia di S. Nazaro) morì un nobile cavaliere tedesco di nome Bonifazio, ammalatosi durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa. Da Oltre Mare aveva trasportato i corpi di S. Biagio, vescovo di Sebaste (Armenia) e martire, e di S. Giuliana, con l’intento di donarli a qualche chiesa tedesca. Tuttavia, come ringraziamento per le cure ricevute dai monaci, decise di donare i corpi all’abate Adamo di S. Nazaro che provvide a tumularli sotto la mensa dell’altar maggiore.

1444 - 1444 (soggezione a S. Giustina di Padova carattere generale )

Nel 1444 papa Eugenio IV decise che la congregazione benedettina veronese fosse assorbita da quella di S. Giustina di Padova. Poco tempo dopo perse lo status di abazia ed ottenne quello di chiesa parrocchiale.

1464 - 1483 (costruzione intero bene )

Nel 1464 presero il via i lavori di ricostruzione del complesso chiesa-convento. Fautore del rinnovamento fu l’abate Guglielmo da Milano. Dopo aver demolito la chiesa di epoca romanica si procedette alla ricostruzione in situ del nuovo edificio, ispirato ai canoni costruttivi dell’epoca (gotico). Nel 1466 (lo si evince da una lapide bilingue, in latino e greco, murata sopra il portale d’ingresso) erano già completate le opere murarie. Il resto dei lavori si conclusero entro il 1483, anno della consacrazione dell’edificio ad opera del vescovo di Verona Giovanni Michiel (1471-1503). In questi anni venne anche ampliato il monastero adiacente con la costruzione del chiostro superiore (ora demolito) e di un nuovo dormitorio presso il fiumicello (ora scomparso).

1483 - 1483 (consacrazione carattere generale )

Il nuovo edificio fu consacrato nel 1483 dal vescovo di Vero

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