Chiese in Provincia di Verona - città di Verona Città: Chiesa di Santa Maria Assunta

Chiesa di Santa Maria Assunta
Chiesa di Santa Maria in Organo Chiesa di Santa Maria Assunta (Santa Maria in Organo)

VERONA / VERONA città
Piazzetta S. Maria in Organo, 1 - Verona (VR) VERONA città
Culto: Cattolico
Diocesi: Verona
Tipologia: chiesa
L'abbazia benedettina di S. Maria in Organo fu fondata nel VIII sec. da Lupo, conte del Friuli. Giuridicamente, fin dalle origini, fu soggetta al Patriarcato di Aquileia. Fu riedificata in forme romaniche in seguito al violento terremoto che colpì il nord Italia nel 1117. All'inizio del XV sec. passò in commenda, ma qualche anno dopo, nel 14444, fu ceduta ai Benedettini Olivetani che vi rimasero fino al 1806. Sul finire del XV sec. i monaci iniziarono vasti lavori di rinnovamento che diedero... Leggi tutto
Fonte: BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web

Dettagli

L'abbazia benedettina di S. Maria in Organo fu fondata nel VIII sec. da Lupo, conte del Friuli. Giuridicamente, fin dalle origini, fu soggetta al Patriarcato di Aquileia. Fu riedificata in forme romaniche in seguito al violento terremoto che colpì il nord Italia nel 1117. All'inizio del XV sec. passò in commenda, ma qualche anno dopo, nel 14444, fu ceduta ai Benedettini Olivetani che vi rimasero fino al 1806. Sul finire del XV sec. i monaci iniziarono vasti lavori di rinnovamento che diedero al complesso la forma attuale. In questi anni Fra' Giovanni da Verona realizzò le famose tarsie lignee che attualmente decorano coro e sagrestia. Nel 1533 fu completata la torre campanaria, su progetto di Giovanni da Verona, messo in opera da Francesco da Castello. Tra il 1546 ed il 1592 fu realizzata l'attuale facciata (rimasta incompleta) su progetto dell'arch. Michele Sammicheli. Chiesa e monastero di S. Maria in Organo continuarono a dipendere dal Patriarcato di Aquileia fino al 1762, anno della sua soppressione. Gli Olivetani tennero l'abbazia di S. Maria fino al 1806, anno in cui furono il loro ordine fu soppresso e i loro beni indemaniati per decreto napoleonico. La chiesa diventò parrocchia affidata al clero diocesano. Esternamente l'edificio si presenta con facciata a salienti parzialmente rivestita dal paramento marmoreo previsto dal progetto del Sanmicheli. Orientamento ad occidente. Torre campanaria addossata al fianco meridionale del presbiterio. Impianto planimetrico a croce latina, costituita da un’aula a tre navate separate da due file di quattro archeggiature impostate su massicce colonne in rosso ammonitico, transetto trasversale sopraelevato di sei gradini e presbiterio quadrangolare concluso con il coro a sviluppo poligonale a cinque lati; lungo i fianchi delle navate minori si aprono otto cappelle laterali con altare, quattro su ciascun lato; a conclusione dei bracci laterali del transetto si collocano la cappella del Beato Bernardo Tolomei, a sinistra, e la cappella di S. Francesca Romana, sul lato opposto; ai lati del presbiterio si aprono la cappella di S. Elena, a destra, e la cappella di S. Benedetto (già della Maestà di Gesù), a sinistra; sul fianco settentrionale del presbiterio insiste l’antica sacrestia; è presente un ambiente ipogeo (cripta) con impianto planimetrico ad aula a tre navate con ampio presbiterio absidato a sviluppo poligonale a cinque lati. Lungo il settore sommitale delle pareti d’ambito della navata centrale si svolge un ciclo d’affreschi raffiguranti “Storie bibliche”; le pareti del transetto sono affrescate con finte architetture classicheggianti, nicchie con Santi e scene bibliche; ai lati del presbiterio sono poste due grandi tele realizzate da Paolo Farinati; lungo le cui pareti del coro si svolgono gli stalli in noce scuro intagliati ed intarsiati da Fra’ Giovanni da Verona; al centro della parete absidale è posta la pala dell’”Assunta” di Giacinto Brandi (1672). La navata centrale dell’aula ed il presbiterio sono coperti da volte a botte con decorazione pittorica a cassettoni; lungo le navate minori si sviluppano volte a crociera con decorazioni a motivi vegetali; la crociera del transetto è sovrastata da una calotta a dodici spicchi in cui sono dipinti “Angeli musicanti”; entrambi i bracci laterali sono coperti da una volta a crociera con pitture raffiguranti i “Quattro Dottori della Chiesa Occidentale” e gli “Evangelisti”, attribuite a Domenico Morone; il coro è chiuso da un catino absidale a cinque vele. Copertura a due falde lungo la navata centrale, il transetto ed il presbiterio, e ad unico spiovente a chiusura delle navate minori, con struttura portante costituita da capriate e travature lignee; coperto a padiglione a pianta quadrata a quattro falde a chiusura della crociera del transetto; manto in coppi di laterizio. La pavimentazione è realizzata in quadrotte alternate di marmo rosso Verona e pietra bianca posate a corsi diagonali.

Pianta

La chiesa presenta un impianto pl

650 - 663 (origini e costruzione intero bene )

L'abbazia benedettina di S. Maria in Organo fu fondata tra il 650 ed il 663 da Lupo, conte del Friuli. Giuridicamente, fin dalle origini, fu soggetta al Patriarcato di Aquileia.

VIII sec. - VIII sec. (notizie dall'VIII sec. carattere generale )

Intorno all'anno 720 il re longobardo Liutprando concesse al monastero di S. Maria in Organo il privilegio di ripatico sul fiume Adige. Nel 751 Lupone, conte del Friuli, e sua moglie Ermelinda beneficiarono il monastero con la costruzione uno xenodochio in località Cortalta (in aggiunta ad un altro xenodochio già in possesso all'abbazia).

IX sec. - XII sec. (notizie dal IX al XII sec. carattere generale )

Tra il IX ed il XII sec. il monastero di S. Maria in Organo estese notevolmente i propri possedimenti grazie a donazioni, elargizioni e acquisti. Risultano in questi secoli di proprietà dell'abbazia le seguenti chiese: S. Margherita in Verona, S. Maria di Azzago, S. Maria di Sorgà, SS. Maria e Giorgio della Vittoria, SS. Pietro e Paolo in Mizzole, S. Siro in Verona, S. Maria in Solaro e S. Maria antica in Verona S. Sofia di Valpolicella, S. Apollonia in Verona, S. Giusto in Verona, i borghi di Sezano e Trezzolano con relative chiese, il monastero di S. Maria Maggiore a Gazzo e quello di Roncanova. Si registra inoltre che per tutto l'XI sec. l'abbazia di S. Maria fu governata da abati tedeschi, inviati dal Patriarca di Aquileia, tutti in stretti rapporti con monasteri bavaresi.

XII sec. - XII sec. (costruzione intero bene )

La chiesa di S. Maria fu riedificata in forme romaniche in seguito al violento terremoto che colpì il nord Italia nel 1117. Dell'edificio di epoca altomedievale permane tutt'ora qualche frammento nella cripta ipogea.

1131 - 1131 (consacrazione carattere generale)

Il nuovo edificio fu consacrato nel 1131.

XIII sec. - XIV sec. (notizie dal XIII e XIV sec. carattere generale )

Con l'avvento della Signoria Scaligera (1262-1387) furono alienate o espropriate al monastero numerose terre, specialmente quelle situate in zone geograficamente strategiche per la politica scaligera (Roncanova e Gazzo furono incamerate dagli Scaligeri con estorte investiture; Roncanova fu successivamente recuperata).

XV sec. - XV sec. (costruzione intero bene )

Le usurpazioni scaligere ed il periodo degli abati commendatari avevano prosciugato il patrimonio economico dell'abbazia. Con l'arrivo degli monaci Olivetani (1444) l'intero complesso fu rinnovato in forme rinascimentali. Nel 1472 refettorio e chiostro maggiore erano praticamente ultimati. La chiesa fu riedificata tra il 1481 e la fine del sec. XV.

XV sec. - XVI sec (decorazione ad affresco interno )

Tra il 1496 ed il 1498 le vele dei bracci del transetto e la cupola furono impreziositi da decorazioni pittoriche realizzate da frescanti diretti da Domenico Morone (braccio sud del transetto "quattro dottori della chiesa d'occidente" , braccio nord del transetto ""Evangelisti", nella cupola "angeli musicanti disposti a cerchio").

1423 - 1444 (passaggio di proprietà carattere generale )

A partire dal 1423 l'abbazia di S. Maria in Organo passò in commenda a prelati di origine veneziana. Nel 1444 il pontefice Eugenio IV concesse il monastero ai monaci Olivetani, che lo ressero fino al 1807 (anno in cui fu soppresso per decreto napoleonico).

1505 - 1507 (decorazione ad affresco sagrestia )

Tra il 1505 ed il 1507 la sagrestia fu decorata ad affresco da Francesco Morone con ritratti di papi che vestirono l'abito di S. Benedetto (quello bianco, degli Olivetani) e di altri Benedettini provenienti da famiglie nobili o che occuparono importanti incarichi (alcuni dei quali corredati con nomi e date). Tra i soggetti raffigurati non mancano Dogi della Repubblica di Venezia.

1518 - 1518 (erezione campanile )

Risale al 1518 la costruzione del chiostro minore o del Capitolo su progetto dell'arch. Francesco da Castello.

1519 - 1533 (erezione campan

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