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Addio a Germana, la super mamma di Cavriana. Il sindaco: un dolore per la comunità

In cinquant’anni di matrimonio aveva cresciuto i suoi cinque figli e altri 116 ragazzi adottati Un anno fa il riconoscimento dell’attività di una vita da parte del presidente della Repubblica

CAVRIANA. La notizia è arrivata nel pomeriggio ed è rimbalzata, con la velocità che i social sanno imprimere alle informazioni, prima nelle case poi nelle strade del paese e ovunque: Germana Giacomelli, 72 anni, è morta. La scomparsa della super mamma di Cavriana, premiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il titolo di commendatore dell’Ordine al merito per aver «dedicato tutta la sua vita all’accoglienza e all’inclusione di minori in condizioni di disagio e di abbandono», ha lasciato sgomenti tutti quelli che la conoscevano e la stimavano. Il decesso sarebbe da addebitarsi alle conseguenze di un malore – forse un’ischemia cerebrale – che l’aveva colpita venerdì scorso in casa.. «La notizia è arrivata nel pomeriggio, ho sentito un po’ di gente, sono tutti molto addolorati: tutti conoscevano Germana, era davvero ben voluta – ha detto ieri sera il sindaco Giorgio Cauzzi, che l’anno scorso le aveva consegnato una benemerenza civica, il Biagino d’oro, in occasione della fiera di San Biagio – è stata per tutti una brutta sorpresa. Anche perché ce la ricordiamo com’era fino a poco tempo fa, come una donna decisa ed energica. Sembra impossibile che non ci sia più».

Parole addolorate anche quelle dell’ex sindaco Benhur Tondini, alle prese con problemi personali, per via del furto nella sua azienda avvenuto sabato notte. «Mi spiace davvero molto, quello che ho subito nella mia azienda è nulla rispetto alla perdita di una persona come Germana» ha detto.

Germana era originaria della Val Trompia e ha vissuto fino a dicembre nella frazione di Bande con il marito Gianpaolo Brizzolari, fornaio a Peschiera del Garda, e i ragazzi adottati o presi in affido. Una famiglia allargata su cui è piombata un’indagine giudiziaria, suscitata da un’inchiesta giornalistica televisiva che metteva in dubbio le capacità e il metodo educativo della “Grande Madre d’Italia”.

L’inchiesta giudiziaria, e le presunte responsabilità ipotizzate, per Germana si fermano qui. Resta il fatto che questa vicenda, l’essere sotto accusa per quello che era stato il movente della sua vita – dare una casa e l’affetto di una famiglia a ragazzi che nessuno voleva – l’aveva addolorata e segnata. Soprattutto quando era stata costretta ad allontanarsi dalla casa di via Pozzolengo.

Inchiesta o no, era sempre lei, la donna che in quasi cinquant’anni di matrimonio aveva cresciuto 121 figli: cinque suoi e del marito, otto adottati e gli altri avuti in affidamento dai tribunali per i minori di Brescia, Venezia e Milano. In buona parte ragazzi problematici, con alle spalle esperienze traumatiche o un abbandono da parte della famiglia d’origine.

L’avventura della grande famiglia Brizzolari («non è una comunità» ha sempre sottolineato Germana) è cominciata una trentina d’anni fa quando lei gestiva un negozio di scarpe, mentre il marito si occupava delle sue due panetterie. Era una famiglia agiata, già con quattro figli. Non pochi, ma proprio in famiglia nacque l’idea di fare qualcosa di importante, di abbracciare in un gesto solidale altri ragazzi, meno fortunati, di offrire loro il calore di una casa e di affetti familiari.

Così Germana e il marito si misero in lista per gli affidi. E iniziò l’avventura nella grande casa di Bande con tredici stanze da letto e sei bagni.

Per chi conosceva Germana, al di là delle ombre gettate da un’inchiesta giornalistica e delle ipotesi giudiziarie che ne sono seguite, resta il fatto che il Quirinale le ha assegnato un riconoscimento con una motivazione indiscutibile: per aver «dedicato tutta la sua vita all’accoglienza e all’inclusione di minori in condizioni di disagio e di abbandono». Domani sera è prevista una veglia che anticiperà i funerali, annunciati per giovedì mattina alle dieci nella chiesa parrocchiale di Pozzolengo, paese del Bresciano dove la famiglia ha una casa.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova