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La storia ritrovata di Bartolomeo Talenti Ala dell’Acm morto in piazza della Loggia

Tra le 8 vittime della strage datata 28 maggio 1974 anche un operaio che in precedenza era stato giocatore con la maglia biancoceleste 

la storia

E’un martedì mattina livido di pioggia fitta e fastidiosa il 28 maggio 1974. Bartolomeo Talenti, operaio di 56 anni, sindacalista dalle evidenti simpatie di sinistra, deve recarsi in piazza della Loggia a Brescia perché convocato dall'Inps. Ci va in autobus, accordandosi con il figlio Ugo, per uno strano caso del destino sposatosi proprio un paio di giorni prima, di ritrovarsi in centro nel primo pomeriggio, una volta terminato l'appuntamento. Ma in quei giorni Brescia, come del resto tutta l'Italia, sta vivendo momenti difficili: c'è tensione, soprattutto da parte di gruppi dell'estrema destra che hanno messo in atto aggressioni a studenti ed operai.

In Piazza della Loggia è stata organizzata una manifestazione pacifica per sensibilizzare l'opinione pubblica contro il terrorismo neofascista: molti uffici sono chiusi, in attesa che la gente sfolli e si plachi un po' di agitazione. Talenti non può dunque recarsi all'Inps, partecipa per un po' alla sfilata e poi si ripara dalla pioggia battente sotto un porticato. A fianco di lui ci sono Euplo Natali, 69 anni, e Redento Peroni, all'epoca 36enne: Bartolomeo Talenti, in dialetto bresciano, non fa nemmeno in tempo a dire a quest'ultimo «Ragazzo, vieni sotto che piove!» che esplode una bomba nascosta in un cestino portarifiuti. Natali e Talenti muoiono sul colpo facendo da scudo a Peroni, il quale se la cava con qualche scheggia all'interno del proprio corpo ed uno choc che non lo abbandonerà vita natural durante. È la famosa strage di Piazza della Loggia, uno dei tanti attentati degli anni di piombo italiani, che lascia sul campo 8 morti e ben 102 feriti.

Bartolomeo Talenti, nato a Brescia il 2 ottobre 1919, figlio di un artigiano armiere dal quale ha ereditato il lavoro oltre che la passione per la caccia, è anche calciatore e milita con la maglia del Mantova in serie C tra il 1940 ed il 1942. Proveniente appunto dalle giovanili del Brescia dove poi torna e conduce la sua vita. Portandosi però la moglie Giorgina Battaglia, originaria di San Giacomo delle Segnate, di un anno più grande di lui, compagna di una vita, che conosce proprio nella sua esperienza in biancoceleste. Non gioca molto, in realtà le statistiche e gli articoli di Mario Cattafesta, già cronista per il Mantova, parlano di un mediano-ala che colleziona soltanto 5 presenze (una partita viene pure sospesa per nebbia) nella stagione 1941-42 con allenatore Battistoni. Ma in due di quelle gare Talenti si toglie il lusso di battere, insieme ai compagni di squadra, il Crema per 8-0 e addirittura il Breda in trasferta per 9-2. È un Mantova ambizioso, che non nasconde le speranze di poter vincere il campionato: per questo motivo ha ingaggiato elementi di spessore e qualità, tra i quali il centrocampista Mongero, dal passato importante in Torino, Napoli e Pisa. Il quale è più esperto di Talenti e, guarda caso, gioca nel suo stesso ruolo. Poco spazio quindi per il giovane bresciano, che a fine stagione se ne torna a casa. Ricordando però spesso a compagni ed amici come quelli trascorsi al Mantova sono «i miei anni di gloria». Quei biancocelesti, con presidente il cavalier Giacomo Azzalli, alla fine sono terzi a pari punti col Suzzara (38), alle spalle di Parma (47) e Cremonese (49). In quel Mantova debutta anche Iramo Vanz, storico giornalista e vicepresidente Coni, scomparso lo scorso anno.

In rosa con Talenti, oltre a Vanz e Mongero, ci sono il portiere Vaini, poi Grossi, Faccioli, Bonesini, Olivieri, Moretti, Grisanti, Mantovani, Marmiroli, Frattini, Menegazzi, Mariotti, Vecchi, Battistoni (allenatore, che qualche volta scende pure in campo), Lui, Forlani, Orlandi, Artioli, Denti e Pezzini. Gli amici riconoscono in lui una vaga somiglianza con l'attore Humphrey Bogart, di fronte a cui lui ride divertito. Finito con il calcio, Talenti intraprende l'attività di artigiano armiero tramandatagli dal padre: attività non facile per mantenere la famiglia e due figli ma che gli permette comunque di vivere con dignità malgrado qualche trasloco di troppo. Concludendo come operaio in una grande ditta del settore. Tra le sue passioni la lettura dei libri gialli e soprattutto la caccia e la pesca.

Frequenti le battute con gli amici nel mantovano, dove vi si reca per trovare i parenti della moglie alla guida della sua 600. Alcune volte partecipa anche il figlio Ugo, che nel ringraziare la Gazzetta per il ricordo, traccia le memorie del padre: «Era orgoglioso di avere indossato quella maglia - spiega - ed ho ancora ben impressi nella memoria i suoi racconti. Fisicamente non era molto alto e questo forse lo penalizzò un po' per la carriera. Ma mi raccontava che la velocità era una delle sue prerogative migliori». Qualcuno lo ricorda, in seguito, anche come arbitro nelle partite aziendali. Quel maledetto giorno, dopo le 12.12 (ora dell'esplosione), la voce naturalmente si sparge in poco tempo. Il figlio apprende la notizia dalla radio ed ha subito un presentimento: così si reca a casa dai suoi dove Bartolomeo non c'è e la madre è ignara di tutto. Pensando, magari, ad un ritardo dovuto ad un incontro con gli amici. Inizia così il giro di informazioni presso gli ospedali della zona con la speranza che non ci sia nessuno ricoverato con quel nome: o al massimo con ferite lievi. Ma non risulta nessun Bartolomeo Talenti trattenuto nei nosocomi bresciani. Così mentre i figli stanno pensando cosa possa essere accaduto, verso sera un parente li chiama: la salma del padre è stata riconosciuta soltanto grazie all'unico pezzo leggibile che aveva in tasca, ovvero l'indirizzo sulla patente. —

Alberto Sogliani

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Pubblicato su Gazzetta di Mantova