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L’autopsia conferma: è stata una disgrazia

L’esame sul corpo della ragazza trovata senza vita in un canale esclude segni di violenza. Si attende l’ok per i funerali

VIADANA

La morte di Jessica Kumar, la ragazza di 16 anni trovata senza vita giovedì in un canale di irrigazione a Viadana, è stata causata con ogni probabilità da una caduta. L’autopsia sul corpo della studentessa che viveva con la famiglia a Fossacaprara, frazione di Casalmaggiore, ha escluso la presenza di segni sospetti sul corpo. Queste prime informazioni, inviate ieri mattina dal medico che ha eseguito l’esame del corpo all’obitorio di Mantova, sono finite nel fascicolo che la procura mantovana ha aperto sulla tragedia. Dunque, le indagini del pubblico ministero Carmela Sabatelli sembrano prendere una direzione chiara, escludendo ogni ipotesi diversa da quella di una tragica fatalità, con il successivo annegamento. Nulla d’altronde è stato trovato, a quanto risulta, che faccia pensare il contrario. E anche i racconti che arrivano da Fossacaprara, la piccola frazione dove la famiglia di Jessica lavora da sempre (il padre SanJeev fa il bergamino nell’azienda agricola dei fratelli Giovanni e Gabriele Borini), e dove la ragazza è caduta nel canale a pochi metri da casa, vanno nella stessa direzione. «Jessica andava spesso a camminare in quella zona di campagna, tante volte insieme con la madre, che forse l’altro giorno non era con lei perché impegnata in casa – racconta Vittoria, madre dei Borini – è probabile che sia scivolata, spesso in questo periodo dell’anno, quando il canale è riempito di acqua, si crea uno strato sui bordi che può far scivolare». E ancora: «C’è un punto in cui il canale incrocia un ponte. Lì c’è pure un muretto, ci si può sedere. Jessica andava spesso lì, e forse è proprio in quel punto che è scivolata».

Da Fossacaprara il canale, gestito dal consorzio di bonifica del Navarolo, prosegue dritto fino a confluire in una via d’acqua maggiore, e lì la corrente accelera ancora di più, portando con sé ogni cosa. Solo a Viadana «c’è una strettoia», raccontano, e quindi la foga dell’acqua rallenta e restituisce ciò che ha trasportato. Così è stato per Jessica, ritrovata in zona Gerbolina, vicino a un centro commerciale, tra le vie Baghella e Mercanti. Era il primo pomeriggio e ormai da ore erano in corso le ricerche di carabinieri e vigili del fuoco. I genitori avevano dato l’allarme dopo che, uscita da casa verso le 9.30, Jessica era diventata irrintracciabile.

Le indagini proseguono, a opera dei carabinieri di Casalmaggiore. Dopo l’autopsia di ieri, si attende il nulla osta per i funerali. Intanto a Fossacaprara è il lutto più nero. La piccola comunità si è stretta attorno alla famiglia di origine indiana. Viavai di persone nella casa, attaccata alla stalla dell’azienda Borini.

Di Jessica ripetono questo: era una studentessa modello, alla Ragioneria di Viadana dove aveva finito il secondo anno, riceveva spesso note di elogio. Ma oltre a questo, era una bravissima ragazza, morigerata, attaccatissima alla famiglia. Era nata e cresciuta in Italia, così come il fratello minore Obi, mentre Surac, il più grande dei tre, era arrivato a Casalmaggiore da piccolo assieme alla madre Mina, dopo che il papà, ormai 25 anni fa, aveva trovato lavoro dai Borini, che ormai li considerano parte della famiglia, e che hanno visto crescere i ragazzi. E che per questo sono ancora sotto choc, mentre assieme alla famiglia indiana proseguono il lavoro. Già: nonostante la tragedia, le mucche vanno lo stesso munte. Anche se con la morte nel cuore. —

FRANCESCO ABIUSO

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Pubblicato su Gazzetta di Mantova