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Morto nel fosso a Canedole di Roverbella, il fratello: «Abbiamo trovato le ciabatte, speravo che Alex non ci fosse»

Il giovane racconta i momenti delle ricerche: «E' stato il cane del mio amico a scovare le ciabatte. Li accanto c’era lo scooter» 

ROVERBELLA. È stato il cane del suo amico a portare Luca Avanzini fino ad Alex. Anche se lui, il suo fratellone, il suo più grande amico, il suo faro, il suo compagno di lavoro, era ormai un corpo senza vita sul fondo del fossato. Morto a qualche centinaio di metri da casa, inghiottito dal canale che conosceva in ogni angolo. Anche quelli più nascosti. Ma uno di questi domenica pomeriggio l’ha tradito. «Era uscito alle 5 del pomeriggio da casa per andare a pescare nel canale che costeggia Canedole, ma alle 7 e mezza non vedendolo rientrare, i nostri genitori con cui viveva, si sono agitati. Anche se aveva 42 anni avvertiva sempre per ogni ritardo. Loro però mi hanno chiamato solo alle 9» racconta Luca, con una punta di rimorso, pur sapendo che arrivare prima non avrebbe cambiato il corso di quella giornata, «la più orrenda della mia vita, quella che non scorderò mai».

Luca da Mantova è corso a Canedole e si è messo a cercare suo fratello con un amico che ha un cane. «Ad un certo punto abbiamo trovato una ciabatta sulla strada, il cane l’ha annusata, e poco distante, appoggiato sotto la riva del canale, lo scooter. Poi sul ciglio del fosso, il cane ha scovato l’altra ciabatta. Ma di Alex nessuna traccia. Cioè cosi credevo e speravo».In realtà il suo amico aveva intravisto più a valle il corpo di Alex riverso sul fondo del fosso, ma è stato zitto. Solo mentre stavano arrivando carabinieri e vigili del fuoco, mi ha detto la verità. Lo ha fatto per proteggermi».

Luca, scrutando e studiando con rabbia quel tratto del canale, ha immaginato quello che potrebbe essere accaduto: «C’è una crepa sul ciglio del fosso, secondo me lui si è avvicinato con lo scooter alla riva e il terreno ha ceduto, aveva la canna da pesca davanti che forse lo ha ferito alla testa, forse, impanicato, ha cercato di tirar su il motorino ed è caduto dentro il fosso. Poi la corrente lo ha trascinato per 100 metri».

Alex aveva un grosso trauma cranico, che secondo gli accertamenti dei carabinieri, sul tavolo della Procura da lunedi mattina, è stato causato dall’urto contro il fondo del fosso. Lo scooter si sarebbe ribaltato per il cedimento del ciglio del canale e lui è stato sbattuto dentro. Non indossava il casco, perché da casa al canale il percorso è brevissimo, tutto sterrato e sempre deserto, quindi il colpo gli ha fatto perdere i sensi ed è rimasto nell’acqua. Pochi dubbi: infatti il magistrato non ha ritenuto necessario disporre l’autopsia. Ieri pomeriggio è arrivato il nulla osta e oggi Luca e i genitori Daniela e Gianfranco potranno fissare i funerali.

Un momento a cui non riesce a pensare Stefano Maieli, il titolare della ditta di rivestimenti auto dove lavoravano i due fratelli Avanzini. «Luca da non tanto, ha solo 26 anni, mentre Alex era con noi da 20 anni, è stato uno dei primi operai assunti. Ab biamo sempre lavorato spalla a spalla, per me era come un fratello, e sapeva fare tutto, un vero artigiano, e teneva all’azienda come fosse sua». Non riesce a trovare un senso in quello che è successo, «siamo tutti sotto choc, era un ragazzo buonissimo, semplice, uno senza grilli per la testa. Mi lascia un vuoto pazzesco».

 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova