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Il mantovano d’Australia che ha speso la vita a studiare l’immigrazione

Comunità italiana in lutto per la scomparsa del professor Genovesi. Docente all’Università di Melbourne, è stato un intellettuale stimato 

MANTOVA. Piero Genovesi, nato a Mantova nel 1944, si è spento lo scorso maggio a Melbourne, sua città d’adozione. Cresciuto fra i banchi del Liceo Carducci di Milano e poi dell’Università degli studi nella facoltà di Lettere e Filosofia, aveva trovato prima nella militanza politica studentesca del Sessantotto, poi nella tesi sull’immigrazione del Meridione italiano i suoi punti di svolta. All’inizio dei suoi ventotto anni, dopo aver collaborato con l’editoria nella pubblicazione di enciclopedie sotto il patrocinio dell’Istituto culturale europeo, migrò in Australia insieme alla moglie Margareth, di quel lontano continente oriunda.

E per i successivi quarantaquattro anni visse e lavorò nella vita accademica di Melbourne, titolare della cattedra di Italianistica all’University of Melbourne, il più antico Ateneo dello Stato di Victoria, e quella di La Trobe, in prima fila fra gli istituti di ricerca del Paese e nota anche per l’intensa attività politica che la contraddisse negli anni Ottanta.

Il professor Genovesi venne insignito nel 2010 della Centenary of Federation Medal a ragione “degli eccezionali meriti nel campo dell’insegnamento e nel campo comunitario”. Un riconoscimento che non cadde immeritato, premiando una vita spesa interamente nel lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana nel suolo australiano e tradottasi in numerose pubblicazioni dal piglio analitico e dallo spessore storico-critico e che a tutt’oggi costituiscono una primaria fonte di consultazione in materia, e come attento e brillante animatore della comunità italo-australiana di Melbourne, ruolo che ben sfruttò per divulgare e promuovere la lingua e la cultura storico-letteraria italiana.

Ma i dati relativi alla sua carriera in terra di Melbourne parlano da sé. Conseguito il dottorato e il master in Italianistica, nel 1978 venne incaricato del ruolo di lecturer nei citati atenei della città, formando due generazioni di studenti e studiosi fino al 2001; dal 1978 fu attivo nel Victorian Association of Teachers of Italian, ricoprendone negli anni successivi la funzione di presidente; al principio degli anni Ottanta fondò il comitato di redazione del periodico scientifico “Spunti e Ricerche”, rivista di Italianistica dell’University of Melbourne; a partire dal 2001 fu managing director dell’Italian Australian Institute Research Centre dell’Università di La Trobe; in quest’ultima sede si occupò delle collezioni e degli archivi della vastissima biblioteca, della pubblicazione di una nutrita collana di studi sulla presenza italiana in Australia; in collaborazione con il celebre professor Collin McCormick, fondatore del Dipartimento universitario di Italianiastica, fondò l’ Italo-Australian Writers Association rivestendone poi e per anni la carica di presidente.

Genovesi fu anche redattore della pagina letteraria della rivista italiana “La Fiamma”: dal 1997 al 2004 investì il suo profondo impegno comunitario dirigendo il Comitato italiano Marche-Umbria “Earthquake Appeal”, in occasione del sisma che colpì le due regioni italiane; nel ruolo di attore fu membro dell’Italo-Australian Theatre Company che metteva in scena pièce di autori italiani come Nino Randazzo. Piero Genovesi fu dunque un intellettuale davvero generoso nei suoi contributi e poliedrico, tanto da dedicare parte della sua produzione scritta anche a testi di poesie, come la raccolta di liriche edito nel ’98 del poeta sardo Lino Concas, emigrato a Melbourne, o come la monografia edita nel ’95 “La cronologia del silenzio: studi su Pietro Jahier,” poeta piemontese della prima metà del Novecento.

Un intellettuale dunque trapiantato in terra australiana ma che continuava a pensare e a lavorare avendo a riferimento la cultura e il sentire della sua terra d’origine. D’altronde la scelta del continente australiano e dello stesso Stato di Victoria fu in coerenza con la sua formazione studentesca: proprio là l’emigrazione italiana a partire dal secondo dopoguerra, e fino al termine degli anni Settanta, fu davvero cospicua raggiungendo le 360.000 unità. Ben si comprende allora quanto la comunità italo-australiana si sia stretta di fronte alla scomparsa di Piero Genovesi i cui colleghi e amici ricordano per l’intelligenza estrosa, passionale, curiosa, sempre accompagnata da uno spiccato senso dell’umorismo, mai scevra dal garbo e dalla gentilezza d’animo.

Nel rendere omaggio alla sua figura, il professor John Hajek gli ha dedicato nelle colonne della rivista australiana “Dante oggi” parole che suonano anche come l’assunzione di un impegno: “Il lascito ideale del dottor Piero Genovesi è dato soprattutto da tracce, linee-guida essenziali per chi lavora nel campo e che non si possono non seguire e proseguire per le future generazioni”.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova