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Lo ha accoltellato a morte dopo l'ennesima lite

Domani 12 ottobre interrogatorio in carcere per Elena Scaini, che ha ucciso il marito Stefano Giaron, è fuggita ed ha tentato il suicidio

MANTOVA. Domani, 12 ottobre, interrogatorio in carcere per Elena Scaini, la 53enne che ha confessato d’aver ucciso a coltellate il marito Stefano Giaron, di 51 anni, nel corso dell’ennesimo e furioso litigio. Al termine dell’interrogatorio il giudice per le indagini preliminari deciderà sulla sorte giudiziaria della donna accusata, per il momento, di omicidio volontario.

Una prima confessione l’ha resa venerdì notte nella caserma dei carabinieri di via Chiassi. Un interrogatorio durato tre ore, dalle undici di sera alle due del mattino, al quale erano presenti l’avvocato difensore Fabrizia Baroni, assegnatole d’ufficio e il sostituto procuratore che si sta occupando del caso. In quelle tre ore ha raccontato d’aver avuto, nel giorno del delitto, un feroce litigio con il marito e che temeva di essere aggredita o addirittura uccisa. Per difendersi quindi, stando alla sua versione dei fatti, ha preso un coltello dalla cucina, è rientrata nella camera da letto e ha colpito il marito all’addome, una volta, forse due. Probabilmente l’uomo non se l’aspettava. Le hanno chiesto dove si trovasse l’arma del delitto, lei ha risposto che era sul furgone con il quale si era allontanata, ma i carabinieri non l’hanno trovata. Nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia all’ospedale di Pieve di Coriano. L’incarico è stato affidato da un anatomopatologo di Verona. L’esame dovrà accertare, oltre che la causa della morte (quale organo vitale è stato colpito) anche l’ora e il giorno del decesso. A tale proposito c’è una circostanza che potrebbe rispondere a questo interrogativo. Martedì mattina Stefano si è presentato alla cooperativa Hike dove, ultimamente lavorava, per consegnare un certificato medico con il quale si metteva in malattia per una settimana. Nel pomeriggio qualcuno l’ha chiamato al telefono ma lui non ha più risposto. È quindi probabile che quello sia stato il giorno della sua morte.

Il movente è da rintracciare nei disagi finanziari e psicologici innescati, per entrambi, dalla perdita del lavoro e della casa e quindi di quella sicurezza economica che incide fortemente nella solidità di una famiglia. I rapporti tra Stefano ed Elena nel corso degli anni hanno avuto alti e bassi ma negli uultimi tempi non c’era più dialogo. Solo litigi. Furibondi litigi. Lo confermano anche i vicina di casa del condominio di via Mozart in Valletta Valsecchi dove si è consumata la tragedia. A minare un matrimonio durato vent’anni le difficoltà economiche e di lavoro che hanno cambiato volto alla loro convivenza. Stefano era stato titolare di un’impresa edile che in seguito però è fallita. Non si era dato per vinto. Aveva cercato e trovato altri lavori ma solo saltuari. Così, qualche mese fa, hanno dovuto lasciare la casa in affitto a Montanara perché non erano più in grado di far fronte alle spese e trasferirsi a casa della madre di lui, Lina Graziati di 79 anni, tra l’altro non in salute. Tragica circostanza, proprio per le sue condizioni, non si sarebbe accorta di quanto era avvenuto in casa sua. E quando i vigili del fuoco e i carabinieri sono entrati nell’appartamento l’hanno trovata seduta a tavola ha detto loro: «Sto aspettando il ritorno di mio figlio dal lavoro». Stefano invece era lì, cadavere nella sua camera da letto. Ora l’anziana donna si trova in ospedale per le ferite e le lesioni riportate forse per difendersi dalla furia della nuora. Ma lei dice di non ricordarsi nulla e quindi, almeno fino a questo momento , non è in grado di aiutare gli investigatori a ricostruire i drammatici avvenimenti. Persino riguardo alle ferite non ha saputo dire come se le sia procurate.

Ormani chiarita l’intera sequenza dell’omicidio. Elena accoltella e uccide il marito martedì pomeriggio (6 ottobre), poi fugge e il giorno dopo la ritroviamo a Zocca in provincia di Modena dove si ferma a mangiare in una pizzeria per poi prendere una stanza in un B&B. Lì trascorre l’intera giornata di giovedì. Nel pomeriggio di venerdì tenta il suicidio con un cocktail di farmaci. Portata in ospedale per una lavanda gastrica confessa ai carabinieri di Pavullo d’aver ucciso il marito e dà loro il nome e l’indirizzo di via Mozart. I carabinieri avvertono i colleghi mantovani che trovano l’uomo cadavere nel suo letto.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova