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Mantova, appello di sindaco e lavoratori: ora tutti facciano la loro parte per salvare la Corneliani

Rsu, sindacati e Palazzi: «Tempo per l'offerta di Boglione e continuità produttiva per salvare l’azienda».  Il 12 gennaio sciopero di sette ore e fabbrica “occupata”. Depositata dall'azienda l’istanza di proroga

MANTOVA. È il tempo della responsabilità per tutti gli attori che oggi più che mai hanno in mano il futuro della Corneliani, dei suoi 500 dipendenti mantovani che diventano duemila contando altre sedi e indotto. Responsabilità per mettere il tribunale nelle condizioni di concedere la proroga massima del piano di concordato; responsabilità perché l’interesse dell’imprenditore Marco Boglione abbia il tempo di tramutarsi in offerta concreta; responsabilità per assicurare con la liquidità e le garanzie necessarie quella continuità produttiva vitale per salvare ancora una volta il mercato. Chiama in causa tutti a partire dai soci azionisti e dal ministero dello sviluppo economico l’appello lanciato all’unisono dalla città, rappresentata dal sindaco Mattia Palazzi, dalle rsu e dai segretari generali dei sindacati Filctem Cgil (Michele Orezzi), Femca Cisl (Gianni Ardemagni) e Uiltec Uil (Giovanni Pelizzoni) ancora una volta da un luogo simbolo: la sala consiliare, cuore del dibattito politico cittadino. Negli stessi momenti i lavoratori stavano ancora una volta gridando al mondo il dramma del loro essere «appesi a un filo» con l’unico strumento a disposizione: lo sciopero. Sciopero che per sette ore li ha visti bloccare e “occupare” la fabbrica rimanendo sul lavoro per poi chiudere al presidio questa giornata iniziata nello smarrimento e rasserenata a sera dalla notizia che l’azienda ha depositato l’attesa istanza di proroga e spostato il cda da oggi al 20, allontanando il timore di altri temuti colpi di scena prima che il tribunale si esprima.

PALAZZI CHIAMA IN CAUSA SOCI E MISE

«La scadenza del 15 gennaio non garantisce una soluzione, ma sappiamo anche che la proroga che auspichiamo da sola non basterà. Quel tempo andrà gestito da tutti gli attori perché si traduca in realtà l’interesse di Boglione e perché non venga meno la continuità produttiva». Parte da qui Palazzi per rivolgersi in primis agli azionisti e al Mise: «Questo tempo ha un costo e l’appello a nome della città è che questo costo sia sostenuto da chi ne ha la responsabilità per evitare il fermo dell’attività produttiva e commerciale. E che si torni a un tavolo al Mise per una gestione ordinata di questa fase».

I SINDACATI: MERCATO A RISCHIO

Ed è Orezzi a spiegare che «la vertenza Corneliani non interessa “solo” 500 famiglie» e che «questa difficile battaglia che i lavoratori portano avanti da mesi è la battaglia del Piave di tutta l’industria mantovana». Che « la proroga serve per guadagnare tempo per dare la possibilità al dottor Boglione di avanzare un’offerta per una vera soluzione industriale insieme al Mise». Che «è fondamentale che questo avvenga in continuità produttiva per tutto il prossimo strategico mese. Perché stiamo rischiando come a luglio di perdere tutto il mercato». Perché «questa vertenza è uno spartiacque» ribadisce Ardemagni e «c’è bisogno di chiarezza dopo mesi di narrazione inconsistente dell’azienda che non aveva in mano nulla». E «se oggi abbiamo la possibilità di avere un imprenditore serio allora serve fare squadra per un piano di rilancio». Serve tempo e come rimarca Pelizzoni «finora invece ne è stato perso visto che le interlocuzioni “importanti” dell’azienda sono svanite nel nulla», visto che «c’è la necessità di garantire liquidità e operatività da parte dei soci, di chi ha la responsabilità di questa crisi e non può essere ancora una volta insensibile».

LE RSU: APPESI A UN FILO

Maurizia Pescasio, Gianluca Faccioli, Giovanna Giannini: la loro è la voce di tutti i lavoratori quando spiegano che continuità produttiva significa «far arrivare nei negozi a marzo la collezione primavera estate e il 25 gennaio in campagna vendite i campionari dell’autunno inverno, altrimenti per noi è la morte». Quando, a scanso di strumentalizzazioni, raccontano «che siamo in sciopero perché appesi a un filo senza certezze su dove cadremo»; che vivono «da mesi nello sconforto, nell’incertezza, con stress psicologici faticosi da tenere a bada»; che «scioperare è l’ultima cosa che vorremmo». Perché oggi come la scorsa estate vogliono solo «tornare a fare il nostro lavoro il prima possibile». Quel lavoro fatto di fili e trame e ora di nuovo appeso a un solo filo.

 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova