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Farmaci letali ai malati, arrestato primario

Guida il pronto soccorso di Montichiari, per anni in servizio al Poma. L’accusa dal reparto: voleva liberare posti letto Covid 

Avrebbe agito nel pieno della pandemia, lo scorso marzo, quando i pronto soccorso non riuscivano a gestire la valanga di pazienti malati di Covid in arrivo. Succedeva ovunque, figuriamoci qui, all’ospedale di Montichiari, trenta chilometri a Sud di Brescia, dove più ha colpito il virus. E se non fosse per la denuncia circostanziata di un infermiere, sarebbe da non credere che Carlo Angelo Mike Mosca, primario delle emergenze, avesse deciso di ammazzare i suoi pazienti per abbassare la pressione sulla struttura ospedaliera. Lui che solo pochi mesi fa, in una intervista al Corriere di Brescia, si confessava accorato: «Ne ho viste di cotte e di crude, ma mai come in questa pandemia... Ho voluto essere a fianco del mio gruppo... Ogni giorno la lotta era quella per salvare più vite possibili».

Ma poi, secondo la Procura di Brescia che ieri lo ha arrestato mettendolo agli arresti domiciliari per omicidio volontario e falsificazione di cartelle cliniche, c’era un lato oscuro dietro al camice bianco di questo stimato medico 47 enne. Un lato oscuro che gli faceva riempire flebo di Succinilcolina e Propofol, due farmaci usati prima di intubare i pazienti. Farmaci che bloccano il respiro e portano a morte certa se non si procede con le dovute manovre nelle Terapie Intensive.

Due le vittime del medico. Natale B., morto a 60 anni il 20 marzo dell’anno scorso. E Angelo P., che si sospetta che sia stato ucciso a 80 anni il 22 marzo. I loro corpi sono stati riesumati a maggio. In un caso c’è l’evidenza di tracce di quei farmaci letali se usati in modo improprio. In un altro ci sono le testimonianze del personale parasanitario. In particolare di un infermiere, quello che lo avrebbe denunciato prima all’autorità sanitaria e poi ai carabinieri. Un infermiere che ai suoi colleghi scriveva costernato via Whatsapp. Il dialogo è serrato. «Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare posti letto». «Sono d’accordo con te quello è pazzo».

Il sospetto è che Carlo Angelo Mike Mosca possa avere ucciso altri pazienti. Nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Francesca Ceschi venivano ipotizzati almeno altri due omicidi di pazienti. Il primo sarebbe stato cremato dopo il decesso, rendendo impossibili le analisi tecniche. Dell’altro, secondo il gip Angela Corvi, non ci sarebbero prove sufficienti.

Ma se è vero che è andata così, stupisce che il medico abbia ucciso volontariamente il suo primo paziente il 20 marzo, poi ancora il 22, forse ma non c’è certezza pure il 21. Troppe morti per qualunque medico, troppo poche se si vuole davvero liberare posti letto, in una struttura dove di pazienti Covid ne sono passati oltre 600 dal Pronto Soccorso.

Naturalmente in tutta questa storia manca la versione del medico. Pur avendo saputo delle indagini sull’ospedale, dopo che i Nas dei carabinieri avevano sequestrato le cartelle cliniche, non si sa cosa potrà dire quando sarà interrogato. Facile che si difenda sostenendo che i suoi pazienti sono morti per non aver retto alle terapie. Il pubblico ministero Federica Ceschi nella sua richiesta di arresto non gli crede e scrive: «Non ha esitato a porre fine a pazienti fragili e in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita». In ospedale nessuno vuole parlare. Al Pronto Soccorso sembra che sia passato un ciclone. La nota della direzione della struttura è da manuale: «Collaboriamo con la Procura, nell’auspicio che rapidamente vengano chiariti i fatti. Continuiamo a garantire cure di qualità, per affrontare la pandemia in atto». —

Pubblicato su Gazzetta di Mantova