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Virus in Tanzania Fra’ Paolo: «Crescono i casi»

Il religioso lancia l’appello: «Qui non esistono laboratori attrezzati e statistiche. E fare un tampone è proibitivo. Ma ci sono sempre più ammalati»

VIADANA

Il presidente della Tanzania John Magufuli è morto nei giorni scorsi. Di infarto; o di Covid, come dicono gli oppositori. Magufuli era accusato di essere “negazionista”: il Governo infatti non forniva più i dati sui contagi, e aveva rifiutato i vaccini del programma internazionale Covax. Proprio pochi giorni prima del decesso, il frate viadanese Paolo Boldrini, da anni missionario in Tanzania, aveva scritto agli amici in Italia per fornire una relazione sulla situazione nel Paese africano. «Da gennaio – scrive il religioso – l’impatto del coronavirus si sta facendo sentire in modo evidente, forse a causa della variante sudafricana. Sino a dicembre non si notavano impatti sulla popolazione locale, e da tempo le misure di precauzione erano state allentate; ma ora sono aumentati malesseri, ricoveri e decessi dovuti a disturbi respiratori». Fra’ Paolo non si scandalizza per la mancanza di dati ufficiali: «Quasi non esistono laboratori attrezzati per fare i tamponi, e i costi sono comunque proibitivi per molti. Chi conosce lo stato delle nostre strutture sanitarie, sa che le statistiche fornite non sono attendibili».

In tale contesto, il missionario comprende alcune scelte di Magufuli: «Il coronavirus stava diventando pretesto per interventi neocoloniali. Per questo il presidente aveva raccomandato le mascherine fatte in loco, o dichiarato di voler accettare i vaccini solo dopo averne accertata l’idoneità». Secondo il frate, ciò che scandalizza davvero sono le spietate logiche di mercato, la corruzione e una strutturale arretratezza: «Le strumentazioni sanitarie sono importate con costi gravosissimi; e poi rimangono inutilizzate perché le ditte fornitrici non forniscono i ricambi, avendo già costruito nuovi modelli più costosi. I Paesi più deboli soccombono nelle mani di affaristi senza scrupoli. Ci sono tante minacce oltre al Covid: servono grossi passi avanti, e non concentrarsi solo su un fronte lasciandone altri sguarniti, per assicurare una buona assistenza alle persone. Mascherine, distanziamento e igiene delle mani (anche se manca l’acqua corrente) sono comunque precauzioni da non scordare». —

Riccardo Negri

Pubblicato su Gazzetta di Mantova