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Omicidio a Mantova, la testimonianza: «Come un film dell’orrore, ho visto il ferito piangere e agonizzare per strada»

Il racconto di una testimone affacciata al balcone: «Scena terribile». E tra residenti e commercianti monta la rabbia: «Siamo periferia, viviamo con la paura»

MANTOVA. «Mi sembrava di essere dentro un film dell’orrore». Un brutto film, che adesso continua a bombardarle la testa annodandone i pensieri in un grumo di paura, pena, sconcerto. Stefania Corbellani ha assistito ai minuti immediatamente successivi all’accoltellamento del 21enne, poi morto in ospedale. Ha seguito la scena dal suo balcone di via Bonomi, affacciata a viso aperto, non dietro alle tende delle finestre chiuse. E a viso aperto racconta alla Gazzetta ciò che ha visto e non riesce più a lavare via, come una macchia ostinata.

«Ho guardato non per morbosità, ma perché su, in casa, avevo degli ospiti che dovevano scendere e giù, nella via, un nipote di 18 anni che doveva salire – premette Corbellani, 46 anni, consulente legale – È stato il ragazzo a telefonarmi, per dirmi che in strada era scoppiato il caos e così mi sono affacciata, intorno alle 22. Cosa ho visto? Tre uomini che litigavano in mezzo alla via e un quarto che è caduto stramazzando al suolo, tra il marciapiede e il portico. Si teneva la pancia e piangeva, continuava a urlare che voleva il suo telefono. Mi sembrava di essere in un film dell’orrore». Racconta la testimone che, al suono delle sirene di soccorsi e carabinieri, i tre sono quindi scappati.

Un episodio estremo e in parte casuale nella sua geografia – la lite è scoppiata davanti alla stazione ferroviaria, il ragazzo morto era residente nel Bresciano e l’aggressore fermato abita a Verona – che alimenta però il clima di tensione in una via di transito e passaggio. Una strada che residenti e commercianti descrivono mal frequentata e dove si ha timore a girare la sera, col buio.

«Io non ci vivo bene – si sfoga Corbellani – nel mio palazzo in molti hanno venduto, io però non ho intenzione di lasciare la mia casa. Ci ho fatto installare un sistema d’allarme, questo sì, e presto il condominio avrà i videocitofoni. La verità è che non c’è controllo e le telecamere non bastano, la gente beve, bivacca e dorme sotto i portici. Io mia figlia a portare giù la spazzatura non ce la mando».

Dall’archivio della Gazzetta spunta una petizione del gennaio 2016, indirizzata al sindaco Mattia Palazzi da 87 residenti e commercianti che pretendevano più sicurezza nella zona. Tradotto, telecamere e nuove luci (poi arrivate). «Cos’è successo nel frattempo? È seguito un periodo di tranquillità – riferisce Ettore Tosoni, titolare dell’omonimo negozio di arredo bagno, all’epoca portavoce del gruppo (in foto in alto a destra) – ma ultimamente qualcosa è tornato a muoversi, litigi e disordini. Il problema è la concentrazione di market etnici, che richiamano gente ai margini, e poi c’è la vicinanza alla stazione. E pensare che un tempo via Bonomi era tra le migliori della città». Una strada tranquilla e borghese, che negli anni ’60 si era meritata l’etichetta dei Parioli di Mantova, come il quartiere chic di Roma.

Un’altra epoca. Adesso i bivacchi che denunciano i residenti sono sotto gli occhi di chi passa: alle quattro del pomeriggio c’è chi sbevazza seduto sul muretto di Sant’Orsola, e un gruppo di ragazzi ciondolanti occupa il locale con i distributori automatici. Basta poco a caricare la diffidenza in razzismo, a confondere l’emarginazione con la minaccia. E l’omicidio di lunedì sera (11 ottobre) è un detonatore potente per l’esasperazione che cova tra i palazzi e i negozi della via.

La rabbia se ne infischia della casualità dell’episodio: se i quattro avessero preso un’altra direzione, il 21enne sarebbe morto su un altro marciapiede (pace all’anima sua). E se ne infischia pure del fatto che la vittima abitasse nel Bresciano e l’aggressore a Verona. La rabbia vede solo il colore nero della loro pelle e conta le bottiglie di birra che ogni giorno s’accumulano ai piedi del muretto, mentre la diffidenza s’aggroviglia come filo spinato teso tra “noi” e “loro”.

«Qui va sempre peggio». «La paura è tanta e i controlli pochi». «Il clima è teso». «Ma poi chi glieli dà i soldi per comprarsi da bere?». Questo il repertorio di una convivenza difficile in una zona del centro che si sente sempre più periferia.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova