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Il vescovo e dieci sacerdoti per l’addio al giovane escursionista di Bozzolo

BOZZOLO. Prendeva la vita a piene mani, Aronne Bettoni. Due lauree, la passione per lo sport, l’impegno negli scout e nell’oratorio, la fidanzata. Una vita vissuta intensamente con l’obiettivo, sempre davanti a sé, «di fare del proprio meglio» e di «aiutare gli altri» come recitano gli striscioni degli scout appesi ai muri del campetto dell’oratorio, che ieri ha accolto il feretro del giovane escursionista, morto sabato sulla Paganella, cadendo sulla Ferrata delle Aquile.

Sono uno schiaffo in pieno volto i motti che recitava e le tante foto formato poster di lui bambino, ragazzo, allenatore di basket, durante i giochi con gli amici e abbracciato alla compagnia che con lui condivideva la passione per la montagna. Tutta quella vita, quei colori, quel movimento impressi negli scatti fanno a pugni con la fredda, rigida bara posata sul rettangolo del basket dietro la chiesa, quel rettangolo dove Aronne ha fatto mille partite e dove adesso insegnava ai più piccoli.

Tutta la comunità di Bozzolo e molte altre persone di fuori hanno voluto salutarlo un’ultima volta, cercando di portare un po’ di impossibile conforto ai genitori, alla mamma Elisabetta, al papà Gabriele, al fratello Ruben (che era con Aronne e lo zio Davide Luani sabato), alla fidanzata Giulia. Pieni di gente i campetti dell’oratorio e anche fuori dalla recinzione, difficile dirlo, sei-settecento persone almeno.

Una decina di sacerdoti della zona hanno affiancato il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, che ha concelebrato la messa con il parroco di Bozzolo, don Luigi Pisani e il vicario don Nicola Premoli. Nelle prime file il sindaco Giuseppe Torchio con l’amministrazione comunale, presenti alle esequie anche altri amministratori del territorio, oltre ai vertici dell’Asst Carlo Poma con il direttore generale Mara Azzi.

Intorno alla bara, invece, tanti ragazze e ragazzi scout del gruppo “Daniele” Bozzolo 1, insieme al coro parrocchiale hanno intonato i canti della liturgia ma anche quelli degli scout.

Ha preso la parola per primo don Luigi, che conosceva bene Aronne: «Ciao Aronne, oggi siamo qui sul campo da basket dove hai fatto tanti da canestri... ma adesso il canestro lo hai fatto a noi. Ma non saremo soli perché vivremo con i tuoi insegnamenti, la vita offerta come ideale, questa era la tua strada e noi la percorreremo ancora con te e per te».

Commosso anche il ricordo del vescovo, che aveva conosciuto Aronne alle giornate della gioventù e lo aveva incontrato in diverse altre occasioni: «Leggere di questa tragedia domenica mattina sul giornale è stato un grande dolore...Questa notizia ci ha lasciato come pugili storditi e arrabbiati. Arrabbiati con la montagna, con la fatalità di quelle rocce che si sono sgretolate sotto i suoi piedi. Ma noi dobbiamo pensare che lui non è caduto giù, come direbbero gli scout, lui è andato avanti, è salito su. E il regalo che possiamo fargli è seguire il suo esempio, allargare il cuore così come lui aveva fatto tutta la vita».DM

Pubblicato su Gazzetta di Mantova