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I super consulenti della Procura di Mantova: «Carabiniere morto a causa del vaccino»

Il decesso del maresciallo maggiore dei carabinieri di Mantova, Pietro Taurino, di 50 anni, sarebbe stato causato dal vaccino Astrazeneca

MANTOVA. La morte del maresciallo maggiore dei carabinieri di Mantova, Pietro Taurino, di 50 anni, sarebbe stata causata dal vaccino Astrazeneca. A sostenerlo sono i super consulenti nominati dalla Procura di Mantova per far piena luce su quel decesso. Alla domanda chiave se ci sia stata una correlazione diretta tra l’assunzione del vaccino e la trombosi cerebrale che ha ucciso il sottoufficiale di via Chassi, la risposta è stata sì. Ed è la prima conferma a livello nazionale, si è così conclusa l’indagine della Procura durata mesi e il cui esito è stato reso pubblico ieri mattina dal procuratore capo Manuela Fasolato.

Un’ inchiesta molto approfondita anche a livello di procure europee alle cui sedute ha partecipato la stessa Fasolato. Sull’esito dell’indagine è stata fondamentale la decisione della Procura di disporre prelievi ematici prima e dopo il decesso del carabiniere. Le differenze tra i due esami avrebbero fatto luce sull’evoluzione della malattia e quindi anche sulle cause della morte. Il maresciallo, inoltre, sempre secondo quanto accertato dalla Procura, non aveva patologie pregresse. È sempre stato in ottima forma e anche i tamponi ai quali si era sottoposto, avevano dato esito negativo. Il maresciallo Taurino si era vaccinato, insieme ad altri colleghi, il 4 marzo.

Ha accusato le prime avvisaglie di malore l’11 marzo, vale a dire sette giorni dopo. Ha lavorato fino alla mattina del 15 per poi presentarsi in pronto soccorso, il 17 è stato colpito da emorragia cerebrale ed è morto per trombosi venosa.

Dal punto di vista giudiziario l’indagine si è chiusa con una richiesta di archiviazione per il reato di omicidio colposo. Richiesta su cui si deve ancora esprimere il giudice per le indagini preliminari.

Sulla decisione della Procura pesa l’articolo 3 del decreto n. 44/2021, il cosiddetto “Scudo penale” che esclude la punibilità in relazione all’omicidio colposo per medici e infermieri. Anche le industrie farmaceutiche, in relazione allo stato d’emergenza, hanno chiesto e ottenuto di non essere perseguite.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova