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Mantova, «Viveva per il suo nipotino»: lo strazio del fratello della 27enne morta nello schianto in furgone

La 27enne era a Mantova da quasi un anno per lavorare ad Amica emergenza «Sembrava che le fosse passato sopra un treno. È stato agghiacciante»

MANTOVA. Qualcuno dovrà dire a Francesco che la sua zietta non comparirà più nello schermo per giocare un po’ con la Play station prima di dargli la buonanotte. Qualcuno dovrà trovare la parole per spiegare a un bimbo di sei anni che la vita a volte fa schifo, e che serve un gran coraggio per guardare al futuro. Avrà tempo per capirlo, ma ora, a doverlo abbracciare e consolare, sarà suo padre, Christopher, con il cuore sbriciolato per la morte della sorella.

Un destino assurdo, quello di Gaia Volpes, la 27enne operatrice della cooperativa Amica Emergenza Mantova, uccisa nello schianto del furgoncino del trasporto sanitario venerdì pomeriggio lungo la provinciale Romana, a Bagnolo San Vito. Gaia era seduta dietro, di fianco a un’anziana di 71 anni, che stavano riaccompagnando a casa dopo una seduta di dialisi. Davanti, al volante del Fiat Doblò,c’era un’altra operatrice con a fianco un utente di 67 anni. La conducente ha perso il controllo, forse per una distrazione, un attimo in cui il destino l’ha strattonata verso destra, nell’erba, nel fossato e poi contro un albero. Tutti escono con le loro gambe, ammaccati spaventati ma vivi. Gaia no. Gaia resta immobile, priva di sensi. Effetto fionda, lo chiamano. Succede quando a causa di un colpo violento la testa si sposta da una parte all’altra provocando fratture alle vertebre cervicali «incompatibili con la vita». Così ha spiegato il medico a Christopher, che aveva preso Gaia a lavorare con sé ad Amica Emergenza poco meno di un anno fa. Come Gaia, abituato a correre per salvare vite, mai avrebbe immaginato, neppure nel più terribile degli incubi, di correre verso sua sorella esanime senza poter fare più nulla. «È stato agghiacciante, sembrava che le fosse passato sopra un treno» riesce a dire, prima chela voce si spezzi. È arrivato sul posto dell’incidente in ambulanza, pochi minuti dopo lo schianto. Ha assistito ai tentativi dei soccorritori del 118, arrivati a bordo di due automediche e tre ambulanze di salvarla. Ha visto arrivare l’elicottero, tornato vuoto a Brescia. «Non c’era più nulla da fare».

Poi il pensiero corre a Francesco, legatissimo alla zia: «E lei viveva per lui. Noi siamo originari di Legnago, ma Gaia da quando era venuta a lavorare con me, si fermava spesso a dormire da noi, oppure nella nostra sede, a Mantova, dove c’è molto spazio. Ma sempre, alla sera, se non era qui, lei e il nipotino si facevano una videochiamata per giocare». Prima di entrare nella squadra di Amica emergenza, Gaia aveva frequentato l’Enaip Veneto, a Legnago, dove vivono i genitori Salvatore e Donatella, e la scuola di formazione professionale Pavoni, a Montagnana, nel Padovano.

La camera ardente di Gaia è aperta da ieri pomeriggio alle cinque e mezza nella casa funeraria Maffioli, a Curtatone, da dove martedì pomeriggio partirà il corteo per i funerali, che si celebreranno in Duomo a Mantova alle 3. 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova