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Coppa Davis, conti difficili Una formula da rivedere

Tennis: fa discutere la nuova “Rakuten Cup” voluta dal Kosmos Group  

il caso

torino

Avvertenza: le considerazioni che seguono sono indipendenti dalla vittoria o dalla sconfitta dell’Italia con la Croazia a Torino (il doppio era in ancora corso ieri sera alla chiusura del giornale, dopo la vittoria di Sinner su Cilic). Riguardano solo il nuovo formato della Coppa Davis, o forse sarebbe meglio dire della Rakuten Cup, tanto per contare il nuovo main sponsor di una gara che è stata per 118 anni una delle più prestigiose dello sport mondiale, e che oggi naviga in un limbo fatto di ambizioni per ora frustate, ed evidenti limiti: sia sportivi sia commerciali. Le magagne della Riforma, voluta dal Kosmos Group di Gerard Pique per “svecchiare” una manifestazione snobbata dai più forti, sono evidenti: una formula cervellotica, con qualificazioni vecchio stile a febbraio e le Finals divise fra una fase a sei gironi da tre squadre, ostaggio della insopportabile classifica avulsa, e una a “tabellone” con quarti, semifinali e finali in sede unica. Orari folli, che già avevano costituito un problema a Madrid nel 2019 e che si sono ripetuti a Torino, costringendo gli spettatori a lunghe attese al freddo e poi a maratone finite quasi alle 3 di mattina, fra caffè e palpebre calanti.

E un formato abbreviato, con tre match al meglio dei tre set che non tutela le nazioni più forti – fra le quali l’Italia – e rende la (falsa) Davis «un piccolo torneo», per usare le parole di Corrado Barazzutti. Senza contare che i quarti si stanno giocando tutti in giorni feriali, con più disagi per gli spettatori. Un mezzo disastro.

A maggior ragione se si considera che la nuova formula non ha fatto tornare i campioni all’ovile: quest’anno fra infortuni, scelte di vita e mancate qualificazioni hanno marcato visita Federer, Nadal, Zverev, Thiem, Berrettini, Murray, i canadesi Shapovalov e Auger Aliassime tanto per citare solo i nomi più noti. Del resto, piazzata fra fine novembre e inizio dicembre, dopo le Atp Finals e le Next Gen Finals, al termine di una stagione intensissima e già schiacciata su quella a venire, con il “doppione” dell’Atp Cup in partenza a gennaio, la Coppa è destinata a scoraggiare molti.

Neanche il conto economico, peraltro, deve essere dei migliori, se la settimana prossima l’Itf, che l’ha appaltata al Kosmos Group in cambio di 3 milioni di dollari in 25 anni, voterà per il trasferimento per un quinquennio delle Finals ad Abu Dhabi. In scomoda concomitanza, nel 2022, con la Coppa del mondo di calcio del Qatar poco appetibile per il pubblico locale e molto costosa per quello estero, ma arricchita dai petroldollari che ormai foraggiano l’intero sport mondiale. «La Coppa Davis è morta due anni fa – dice Paolo Bertolucci –. Tanto vale chiamarla World Cup of tennis, e rassegnarsi». A digerirla così come è diventata, e a vincerla, se possibile, perché che siano Insalatiera o Moderno Sformato, le coppe è sempre meglio portarle a casa. Ma sapendo che si tratta di fast food, e non più di alta cucina. — Seme.

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Pubblicato su Gazzetta di Mantova