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«Pensavo che volesse uccidermi»: il pastore aggredito nel Mantovano ora ha paura

Un agricoltore ha investito le pecore. «Non voleva che entrassimo nel campo? Avrebbe potuto dirlo»

SUZZARA. «In tutta la mia vita, e da quando faccio il pastore, non mi è mai capitata una cosa simile. Avevo paura che mi volesse investire con l’auto per uccidermi». È ancora sconvolto Marco Borelli, 39 anni, originario di Torino, che in via Pasine ha visto piombare nel suo gregge di pecore l’auto di un agricoltore, F. L., che non voleva che gli ovini avessero invaso il suo terreno.

«Quando ho visto l’auto entrare dal cancello a tutta velocità – ricorda – mi sono buttato su un lato per cercare di proteggere il maggior numero di pecore. Io mi sono salvato, ma la pecora a cui ero affezionato, che avevo allevato col ciuccio e che era docile come un cagnolino, è rimasta uccisa. Io poi mi sono difeso prendendo a bastonate e scheggiando il parabrezza dell’auto. Il nostro non è solo un lavoro, ma una vera e propria passione per questi animali».

Al momento del fatto, Borelli era insieme all’amico Nello, di origine romena, che stava accompagnando il gregge di 500 ovini nella transumanza da un campo all’altro.

«Quando passiamo in un terreno cerco sempre di avere l’autorizzazione dei proprietari – racconta ancora il pastore –. C’è chi ci dice di passare e di far mangiare le pecore velocemente, c’è chi ci fa sostare. Non sempre le corti di campagna sono abitate e qualche proprietario che non risiede sul posto, che non è d’accordo sul fatto che facciamo passare il gregge, ci avverte e noi ce ne andiamo senza problemi. Per questo sono rimasto sconvolto dal comportamento di quell’uomo che con la sua auto ha preso di mira la coda del gregge dove c’erano 150 pecore e le ha investite gettandole a decine di metri di distanza. Sentivo il rumore degli urti delle mie pecore sulla carrozzeria. Tre me le ha ammazzate. Ad una gli ha spezzato tutte e quattro le gambe. Un’altra pecora, gravida, ha abortito il suo agnellino morto. Non contenta, questa persona che non so neanche chi sia ha continuato a zigzagare sul campo in mezzo al gregge poi ad un certo punto ho visto che stava tornando in dietro. Ho alzato il bastone e mi sono detto “non mi muovo da qui, o io o lui”. Probabilmente, vedendomi così deciso, ha pensato bene di deviare e di andarsene. Inoltre tengo a precisare una cosa: noi volevamo solo passare attraverso il terreno, non ci siamo fermati per far mangiare le pecore».

Il gregge, ieri, da via Pasine ha attraversato un campo è si è diretto verso la ex statale della Cisa. A dirigere e controllare gli ovini ci sono due splendidi cani, Lampo e Falco. Vederli all’opera è uno spettacolo. Il movimento del gregge è molto lento anche perché, in coda, alcune pecore hanno la loro prole. Si notano agnelli di circa un mese di vita che suscitano molta tenerezza.

«Durante lo spostamento – racconta Marco – mi era sembrato di vedere ancora quella macchina bianca fare un giro come se ci controllasse. Poi però è andata via. Ora sono terrorizzato per la paura che fosse ancora quell’uomo e che volesse riprovarci».

L’imprenditore agricolo che si è reso responsabile dell’episodio è stato rintracciato grazie alle indicazioni di alcuni testimoni e denunciato dai carabinieri di Pegognaga, intervenuti sul posto insieme ai colleghi del Radiomobile di Gonzaga, per uccisione di animali e per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova