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Mantova, il saluto delle figlie di Cesare De Agostini: «Papà, tutto cuore e anticonformismo»

Folla in Sant’Andrea per i funerali del giornalista e scrittore. La lettura di un passo di un suo libro suscita l’applauso

MANTOVA. Tanta gente ha dato l’ultimo saluto, il 22 gennaio, nella basilica di Sant’Andrea a Cesare De Agostini, per oltre trent’anni giornalista della Gazzetta di Mantova e raffinato scrittore di automobilismo sportivo, morto a 80 anni dopo una lunga malattia.

Con i parenti e i tanti estimatori, c’erano gli amici di una vita, in testa Gianni Cancellieri, che con Cesare ha scritto alcuni volumi di grande valore storico-sportivo, e Giampaolo Benedini, il sodale di una gioventù all’insegna della passione per i motori, le corse, i piloti; e poi il direttore della Gazzetta Enrico Grazioli con alcuni ex colleghi e lo storico della Maserati, Adolfo Orsi. La bara chiara in legno grezzo è arrivata in chiesa accompagnata dalle figlie Lara, Inge e Elly e dal fratello Paolo.

«Cesare De Agostini era un uomo curioso e irrequieto, un giornalista e un appassionato dell’automobilismo» ha detto don Renato Pavesi, rettore della basilica, aprendo il rito funebre. Nell’omelia ispirata al colloquio tra Gesù e i ladroni sulla croce il sacerdote ha ricordato che «De Agostini ha vissuto nella fede» e ha avuto «tanti sacerdoti come amici» alludendo all’altra passione del giornalista scrittore, la storia della chiesa. «La sua – ha concluso – è stata una vita vissuta di corsa come i personaggi dei suoi libri. Gli auguriamo di correre nelle strade del cielo».

Toccante il ricordo che dal pulpito ne ha fatto Elly, la figlia più giovane. «Un papà è sempre speciale – ha detto commossa – ma se si chiama Cesare De Agostini si è consapevoli che c’è molto di più: il cuore, quello che metteva nella scrittura e nella vita. Era fuori da ogni schema, contro ogni regola, convenzione, conformismo». Insomma, Cesare «era al di là di tutto».

Poi, un flash tutto personale: «Ho sempre sentito elogi per il suo modo di scrivere e di lavorare, per la sua gentilezza d’altri tempi. Ma una frase da bambina mi ha colpito: non si sa se Cesare fosse un uomo travestito da cuore o un cuore travestito da uomo. Comunque, era il mio papà». A Benedini il compito di rendere omaggio alla scrittore con la lettura di un passo del libro di De Agostini, una sorta di autobiografia, dal titolo "Se questo è correre”.

Quello dove afferma il diritto-dovere per tutti di sognare. Parole sottolineate da un applauso di riconoscenza a Cesare, a quello che è stato e ha fatto. Poi, via veloce verso il cimitero di Angeli dove sarà cremato.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova