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Anmil compie 79 anni e si appella a Draghi: «Rischiamo di chiudere»

Ieri l’Anmil, l’associazione nazionale dei lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, ha compiuto 79 anni. I festeggiamenti, però, sono stati rimandati all’anno prossimo nella speranza che la situazione generale del Paese, e soprattutto quella dell’associane, si chiarisca meglio.

Il presidente nazionale Zoello Forni, in un comunicato diffuso dalle sezioni locali, parla di «compleanno triste» a causa soprattutto dell’ultima tragedia sul lavoro capitata a uno studente, morto in fabbrica durante uno stage. Un’altra morte bianca che si aggiunge alle tante di un 2021 che ha visto un aumento di oltre il 20% degli infortuni denunciati e di quasi il 10% dei casi mortali: 564mila denunce di infortuni sul lavoro, di cui 1.361 mortali. «Un quadro drammatico – denuncia Forni – che è continuato anche quest’anno: nei primi sette mesi, le denunce sono ulteriormente aumentate del 41,1% rispetto allo stesso periodo del 2021». Nonostante questi pesantissimi numeri «la sicurezza nei luoghi di lavoro non è stata presa in considerazione come priorità dalle forze politiche che si sono candidate a governare l’Italia dopo il 25 settembre» afferma il presidente dell’Anmil. Che lamenta il completo disinteresse dei candidati: «Nessuno ha colto il nostro invito e il silenzio che ci è stato riservato si legge nei programmi elettorali».

C’è un altro punto che preoccupa l’associazione: le gravi difficoltà economiche in cui si trova, conseguenza dei «mancati pagamenti del ministero del lavoro per le attività svolte attraverso il patronato Anmil che ormai abbiamo totalmente in carico con spese che non possiamo più sostenere». La vicenda è nota ed è stata oggetto di due appelli al premier Draghi affinché risolva la situazione: il patronato ha maturato un credito di 15 milioni dal ministero che è ancora bloccato. Ogni anno il dicastero dovrebbe versare al patronato un acconto sull’attività dell’anno precedente e il saldo entro i diciassette mesi successivi; e invece, lamenta l’Anmil, si è fermi al saldo 2015 versato lo scorso febbraio. Tutto questo sta provocando una situazione insostenibile: dal primo ottobre i dipendenti dell’Anmil (oltre 600 persone si legge nell’appello a Draghi) che lavorano per il patronato «saranno messi in cassa integrazione – annuncia il presidente – per salvaguardare i loro posti di lavoro dopo che da due mesi lavorano senza prendere lo stipendio». —

Pubblicato su Gazzetta di Mantova