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Non gli riesce il delitto ma torna e uccide. L’accusa: ha sgozzato la suocera

Ad Enrico Zenatti contestati il tentato omicidio e l’omicidio volontario. La moglie si costituisce parte civile

ROVERBELLA. Tentato omicidio e omicidio volontario. Di questi due gravissimi reati, contestati entrambi per la prima volta in un unico procedimento penale a carico di un solo imputato, dovrà rispondere Enrico Zenatti, 55 anni, attualmente in carcere per avere, sempre secondo l’accusa, assassinato la suocera Anna Turina di 72 anni.

Ieri mattina la prima udienza in Corte d’Assise a Mantova, con l’inevitabile battaglia tra le parti. La moglie del presunto omicida Mara Savoia e il fratello Paolo si sono costituiti parte civile con l’avvocato Massimo Martini del foro di Verona. Pubblico ministero Giulio Tamburini, difensori Silvia Salvato e Andrea Pongiluppi. Presidente della Corte d’Assise Enzo Rosina affiancato dalla collega Chiara Comunale e dai sette giudici popolari.

Per la prima volta è stato chiarito il capo d’imputazione che ricostruisce finalmente la dinamica del presunto assassinio.

Un assassinio avvenuto a Malavicina di Roverbella il 9 dicembre di un anno fa. Quel giorno, secondo quanto accertato dalle indagini dei carabinieri di Mantova e dalla Procura, Zenatti avrebbe colpito ripetutamente la suocera alla testa con un’arma da taglio, causando lo “scollamento” del cuoio capelluto con conseguente emorragia. L’anziana a quel punto aveva perso i sensi e il presunto omicida, pensando di averla assassinata, si era allontanato. Con le aggravanti di aver commesso il fatto ai danni di un parente diretto e nei confronti di una persona anziana impossibilitata a difendersi.

Un’ora dopo la moglie lo aveva chiamato dicendogli che la madre stava molto male. Zenatti s’era reso conto di non aver portato a termine l’uccisione. Era tornato a casa e aveva trovato la suocera ancora in vita.

Da qui, sempre secondo l’accusa, la decisione di sgozzarla con un’arma da taglio, recidendole la carotide e la giugulare interna, provocandole uno shock emorragico. Sempre secondo l’accusa, l’avrebbe fatto senza destare sospetti, approfittando della temporanea assenza dei figli della Turina allontanati dallo Zenatti che fingeva di soccorrere l’anziana.

Anna Turina è morta dissanguata. La prima ambulanza arrivata sul posto è partita da Porto Mantovano alle 16.50 con allerta di massima gravità. «Sono entrato in casa alle 17.04. Ci stavano aspettando i parenti. Erano molto scossi - ha raccontato ai giudici il testimone del 118 Marco Papazzoni - . Ho trovato l’anziana agonizzante. Sangue ovunque anche sulle pareti di casa. I suoi capelli erano completamente staccati. Sangue in bocca e sugli abiti. Quando sono uscito all’aperto ho notato che i pantaloni di un uomo erano macchiati. Quando sono arrivato mi era stato detto che era caduta dalle scale, ma non è stato così. Le sue ferite non potevano essere compatibili con una caduta accidentale.» Da qui la chiamata ai carabinieri e gli accertamenti che hanno portato all’arresto di Zenatti.

La difesa ha nuovamente richiesto il rito abbreviato che è stato respinto dalla Corte d’Assise perché il reato prevede la pena dell’ergastolo.

La prossima udienza, nel corso della quale saranno sentiti i figli della vittima, è stata fissata per il 17 ottobre. Le successive il 7 novembre e il 15 dicembre.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova