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Infortuni sul lavoro, boom a Mantova negli ultimi 8 mesi: e triplicano i morti

Il presidente dell’Anmil: «La sicurezza resta la priorità». L’appello al futuro governo: riconosca i nostri formatori

MANTOVA. In un anno gli infortuni sul lavoro, nel Mantovano, sono aumentati del 25%, con quelli mortali che sono più che triplicati, passando da tre a dieci. Sono i dati forniti dall’Anmil, l’associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro che domenica scorsa ha celebrato anche a Mantova la 72ª giornata nazionale dedicata a chi è rimasto menomato, o ha perso la vita, in fabbrica, sui cantieri o nei campi. Una cerimonia semplice, culminata con la deposizione di una corona d’alloro al monumento di piazzale Gramsci che ricorda le vittime del lavoro.

I dati diffusi da Anmil tra il gennaio e l’agosto del 2021 confrontati con quelli dello stesso periodo di quest’anno fanno pensare. Gli infortuni denunciati in provincia di Mantova nei primi otto mesi del 2021 sono stati 3.025, saliti a 3.780 nello stesso periodo di quest’anno, con un incremento del 25%. Mantova è tra le province lombarde che hanno registrato l’incremento più basso. Gli infortuni mortali denunciati da gennaio ad agosto 2021 sono stati tre, mentre nello stesso periodo di quest’anno dieci: va osservato, però, che nella statistica sono ricomprese anche le morti avvenute durante il tragitto casa-lavoro e viceversa. In tutta la Lombardia i decessi sul lavoro nello stesso periodo considerato sono stati 107, con un incremento di un’unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le malattie professionali denunciate nel Mantovano sono state 115 tra gennaio e agosto 2021, 98 nello stesso periodo di quest’anno, con una diminuzione del 14,8%.

«I dati su infortuni e malattie professionali sono per noi un duro colpo» ha riassunto, nella sua relazione, il presidente dell’Anmil provinciale Giuseppe Cucarollo.

«Mai avremmo pensato di trovarci oggi a contare così tante vittime» ha aggiunto, manifestando tutta la sua preoccupazione per una situazione in costante peggioramento sia a livello nazionale che lombardo. «Sul nostro territorio – ha messo in guardia – la situazione non è migliore». Per Cucarollo siamo in piena emergenza: «Non possiamo rimandare l’adozione di misure drastiche e concrete, perché un infortunio fa male a chi lo subisce, ma le ripercussioni ricadono sui familiari, sui colleghi di lavoro, sull’azienda e sull’intera società che paga, ogni anno, danni per oltre 30 miliardi tra spese sanitarie, giornate lavorative perse, spese legali e recupero sociale, senza contare il danno morale». Eppure, ha constatato amaramente Anmil, «la sicurezza nei luoghi di lavoro non è stata una priorità per le forze politiche che si sono candidate a governare il nostro Paese. E questo nonostante il nostro appello che abbiamo indirizzato ai principali leader politici all’indomani della crisi di governo». Appello che Anmil oggi rinnova al governo che sta per nascere: «Va fermata a tutti i costi la strage che si sta consumando sotto i nostri occhi».

Innanzitutto, bisogna costruire sul territorio quella cultura della sicurezza che ancora manca. Anmil sta facendo la sua parte con la Scuola della testimonianza, un progetto che negli ultimi due anni ha permesso di formare oltre 300 “testimonial- formatori della sicurezza” che in tutt’Italia vanno nelle aziende a raccontare le storie di lavoratori che hanno subìto gravi infortuni per suscitare nei colleghi la voglia di operare in un luoghi di lavoro più sicuri. «Queste figure – ha ricordato il presidente – sono riconosciute ufficialmente dalle Regioni Marche, Lazio e Abruzzo, ma stiamo continuando a lavorare affinché si raggiunga una loro istituzionalizzazione in tutte le regioni».

Accanto al tema della prevenzione c’è quello della tutela delle vittime del lavoro e delle loro famiglie. Un punto dolente. «Condizioni di vita adeguate e un pieno reinserimento nella vita sociale e lavorativa vanno assicurati a chi subisce un infortunio o una malattia professionale. Ma vanno garantiti anche alle vedove e agli orfani, insieme a un sostegno materiale. Questo possiamo farlo anche sui nostri territori, cominciando a prevedere forme di supporto e assistenza a queste famiglie. L’attuale rendita Inail – ha affermato – non basta».

L’auspicio di Cucarollo è che questi temi vangano inseriti dal nuovo governo e dal nuovo parlamento tra «le priorità della loro agenda politica». 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova