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Morì suicida nel suo appartamento dopo una lite, ma secondo il super perito non si uccise da sola

Il generale Garofalo, ex Ris, ingaggiato dai genitori della giovane: le tracce di sangue indicano che non s’è accoltellata da sola. Il fidanzato indagato per istigazione al suicidio

Era stato il fidanzato a trovarla, il 15 novembre di due anni fa, riversa nel letto dell’appartamento, con una ferita profonda alla gola. Un taglio netto e preciso, eseguito con una lama affilata che aveva compromesso, in modo irrimediabile, la carotide. Lui aveva chiamato in aiuto un vicino di casa che aveva tamponato la ferita della ragazza in attesa dei soccorsi. Trovata in arresto cardiaco, era stata rianimata nell’appartamento alla periferia di Mantova e trasportata d’urgenza al Poma, dove aveva smesso di vivere.

Suicidio: questa la spiegazione della morte della 31enne in base alle indagini della squadra mobile e ai risultati dell’autopsia, che aveva confermato la morte per dissanguamento. Una spiegazione, quella del suicidio, a cui i genitori della giovane non hanno mai creduto. E, non potendo accettarla, sono andati avanti. Ora il fidanzato, il 31enne Calogero Tancredi Lipani, optometrista siciliano, è indagato per istigazione al suicidio. Ma i genitori restano convinti che la figlia sia stata uccisa.

Ad avallare la loro convinzione la relazione dell’ex comandante del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma, il generale Luciano Garofalo, che i loro legali – Silvia Salvato per la madre e Fabio Piccinelli per il padre – hanno incaricato della perizia scientifica. Garofalo ha fatto il Bpa, l’analisi sulla morfologia delle macchie di sangue sulla scena del crimine, l’appartamento della donna che era pesantemente imbrattato di sangue: questo evidenzierebbe, secondo l’esperto, l’incompatibilità con delle ferite autoinferte. Oltre allo stato dei luoghi, la relazione del perito delle parti offese rileva diverse, e non trascurabili, contraddizioni nelle dichiarazioni di Lipani sulla sequenza dei fatti di quella sera. Prima fra tutte, i soccorsi alla giovane agonizzante. Il fidanzato è un sanitario, e appare strano che non abbia pensato subito a tamponare la ferita, invece di correre dal vicino di casa. Da verificare quello che è accaduto quella sera: Lipani ha raccontato di aver trascorso la serata con la fidanzata e degli amici all’agriturismo San Girolamo. Finito di cenare i due fidanzati erano tornati verso casa ma, durante il tragitto avevano avuto una discussione. Lei, a quel punto, aveva piantato il giovane in strada ed era salita in casa. Il giovane, dopo un po’ l’avrebbe raggiunta trovandola agonizzante.

Il 14 novembre il giudice per le udienze preliminari Arianna Busato, davanti al difensore Luca Deantoni e agli avvocati Salvato e Piccinelli, ha dato l’incarico ad altri due esperti del Ris di Parma di svolgere ulteriori attività peritale in sede di incidente probatorio: avranno novanta giorni di tempo per presentarne gli esiti. Se coincidessero con quelli del loro ex capo, la vicenda potrebbe subire una virata.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova