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Il pianto di don Frigo"Sono i nostri ragazzi"

Ieri i funerali di Fausto Bottura, il 48enne assassinato e gettato nelle acque del Po, dopo essere stato rinchiuso in due sacchi. Don Frigo non è stato in grado di trattenere le lacrime. Intanto questa mattina ci sarà l'idienza di convalida in carcere per gli altri due ragazzi fermati dai carabinieri: Alessio Magnani di Poggio Rusco e Armando Esposito di Magnacavallo.

MAGNACAVALLO. Due generazioni sotto choc: quella degli adulti, senza risposte davanti all’orrore di tre ragazzini che uccidono un uomo inerme «perché rompeva», «per dargli una lezioncina», e quella dei giovani di questa terra che mai come oggi sembra una landa desolata. Gli assassini non sono quelli che vedi in tv, ora, non i belli e maledetti dei film. Sono i loro compagni di scuola, gli amici di sempre. Quelli con cui fino a domenica scorsa hanno giocato alla play station, con cui hanno fumato una canna di nascosto. Quelli per cui ti sollevi dal divano, ti infili il casco e vai a recuperare perché sono rimasti a piedi con lo scooter, anche se c’è freddo e muori dal sonno. C'erano tutti ieri in chiesa dove il silenzio ha vinto le lacrime, dove si sono celebrati due lutti.

La morte di Fausto, l’uomo sgaruppato, a volte impetuoso e invadente, spesso brontolone, che ti aiutava a portare un pacco pesante se eri in difficoltà e ti teneva la porta aperta e l’addio ai tre ragazzi come li conoscevano. Erano tanti ieri i giovani della Bassa che non hanno pianto. Seri hanno ascoltato pietrificati le parole di don Tonino Frigo, prima che la commozione gli togliesse il respiro e lo costringesse quasi a scappare dietro l’altare. «Dobbiamo avere rispetto per la sofferenza, tutta. Osservare il silenzio, proteggerlo da quelli che blaterano». Il discorso era rivolto a tutti, ma è al cuore dei suoi ragazzi che ha parlato, «non svendete mai la vostra testa, la dovete difendere fino all’ultimo». Non vuol vederli divisi, oggi meno che mai, tra innocentisti e colpevolisti, «impariamo a coniugare altre parole, come misericordia, compassione, pietà, che ci consentono di ritrovarci un po’ migliori». Ha voluto una promessa, da loro: una preghiera «e non dite che non lo sapete fare, che non ve le ricordate. Chiedete solo di non perdere la fiducia nell’uomo, nell’umanità. Perché non bisogna disperare, ma andare avanti».

Ieri giudice per le indagini preliminari Gilberto Casari ha convalidato l’arresto e la misura cautelare in carcere, chiesta dalla Procura per Massimo Bottura. Ha accolto tutte le aggravanti contestate dal pubblico ministero Silvia Bertuzzi tranne quella relativa alla crudeltà. Il giovane presunto assassino dovrà quindi rispondere, oltre che di omicidio volontario e occultamento di cadavere, anche della premeditazione, dei motivi futili e abbietti, dell’aver approfittato dell’oscurità e delle condizioni atmosferiche di quella notte horror, della disabilità della vittima e infine dell’abuso della relazione parentale. Un quadro accusatorio devastante che se accolto in ambito processuale potrebbe portare il ragazzo a una pena non inferiore ai trent’anni di carcere. Nel frattempo, dall’indagine, emergono nuovi sconcertanti particolari sul brutale assassino. Fausto Bottura sarebbe stato ucciso all’aperto, nel cortile della sua abitazione. Colpito alla testa da una mazza da baseball, usata da più persone che l’hanno lasciato agonizzante sotto la pioggia. La mazza non è stata ancora ritrovata ma le ferite mortali sono compatibili con l’uso di quell’arma.

Per questa mattina è prevista l’udienza di convalida per gli altri due ragazzi fermati: Alessio Magnani, diciotto anni, di Poggio Rusco e Armando Esposito, 19 anni, di Magnacavallo. Il primo è difeso dall’avvocato Viviana Torreggiani. Con tutta probabilità si avvarrà della facoltà di non rispondere. Il secondo potrà contare sull’avvocato Vincenzo Delillo che non ha ancora reso nota la sua strategia. Una vera e propria esecuzione quella di Fausto Bottura. Un omicidio a tappe: così l’ha definito il procuratore capo della repubblica, Antonino Condorelli, aggiungendo una considerazione durissima e che fa riflettere: «Mi sono trovato di fronte a un’impressionante cortina di omertà e a una totale mancanza di valori. Un delitto orribile di cui i ragazzi purtroppo non si rendono conto». Perché l’avrebbero ucciso? Perché dava fastidio. Molto semplicemente. Inaudito quanto orribile.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova