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Il racconto del nipote della vittima: "Non volevamo ucciderlo"

Massimo Bottura, il ragazzo arrestato per l'uccisione di Fausto Bottura, racconta tramite il suo avvocato quanto avvenuto: "Io e i miei due amici non volevamo ucciderlo, ma solo dargli una lezione". Il gip ha confermato gli arresti anche per i due amici, Alessio Magnani e Armando Esposito

MANTOVA. «Non volevamo ucciderlo, ma dargli soltanto una lezione». Massimo Bottura, 19 anni, nipote dell’uomo assassinato con una mazza da baseball e gettato nelle acque del fiume Po, racconta la sua verità. È disperato. Solo in queste ore si sta rendendo conto d’aver svenduto la propria esistenza. Non si dà pace per il dolore procurato alla sua ragazza con la quale aveva importanti progetti. Non si dà pace per lo strazio che ora vivono i suoi genitori che potrà rivedere sì, ma soltanto qualche volta e sempre dietro le sbarre. Una vita cancellata da un attimo di follia. «Non volevamo la sua morte».

Lo ribadisce con forza. Gli occhi gonfi davanti al suo avvocato ma le lacrime non scendono. Quella notte era con i suoi amici nel garage, da tempo diventato il bunker dei sogni, della fuga dalla realtà. Un’immersione pressoché totale nel mondo virtuale di combattimenti e lotte all’ultimo sangue.

Quanto questo possa aver inciso su quanto accaduto in quella notte horror lo dimostreranno a breve gli psichiatri a cui i difensori sicuramente ricorreranno per dare una spiegazione all’incredibile dramma . Erano in garage, dunque, quando Fausto Bottura è rientrato a casa parcheggiando la sua minicar nell’autorimessa accanto. Come sempre la vittima, secondo la versione fornita dal nipote, ha urlato contro di loro per il baccano e per l’intrusione.

I ragazzi a quel punto hanno pensato che aveva bisogno di una lezione una volta per tutte. Sono usciti in cortile, lo hanno colpito con una mazza da baseball e lasciato a terra privo di sensi. Hanno pensato che di lì a poco si sarebbe rialzato e con la coda tra le gambe sarebbe rientrato in casa senza più infastidire. Nel frattempo si sono fumati uno spinello. Poi sono usciti dal garage e hanno visto che il 48enne non solo si era mosso di un millimetro ma che era morto. A quel punto sono sprofondati nel panico più completo. Avrebbero potuto chiamare il 118, spiegare che c’era stata una collutazione e che non avevano intenzione di uccidere. Non è stato così.

Hanno fatto la scelta peggiore. Quella di sbarazzarsi del cadavere. Con la mente annebbiata dal fumo e forse anche dall’alcol non sono stati in grado di ragionare e hanno agito d’istinto, come si farebbe in un videogame. Intanto ieri è arrivata la mazzata anche per i due amici di Massimo: Alessio Magnani, 18 anni, di Poggio Rusco e l’amico 19enne Armando Esposito di Magnacavallo restano in carcere. A deciderlo il giudice per le indagini preliminari Gilberto Casari, al termine dell’udienza di convalida avvenuta nella casa circondariale.

Così com’è avvenuto per Massimo, il giudice ha accolto l’intero impianto accusatorio della procura e tutte le aggravanti, tranne quella relativa alla crudeltà. I tre ragazzi, finiti dietro le sbarre, per aver assassinato con una mazza da baseball, Fausto Bottura di 48 anni, dovranno rispondere oltre che di omicidio volontario e occultamento di cadavere (lo hanno infilato in due sacchi e gettato nelle acque del Po a San Benedetto), anche della premeditazione, dei motivi futili e abbietti, dell’aver approfittato dell’oscurità e delle condizioni atmosferiche di quella notte horror, della disabilità della vittima e infine dell’abuso della condizione parentale (Massimo è nipote della vittima).

Entrambi comunque si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli investigatori sono invece convinti che il delitto era stato premeditato da un mese. I ragazzi avevano acquistato la mazza da baseball di alluminio di marca Barnett con cui poi l’hanno colpito. L’arma non è ancora stata trovata. Il giudice ha autorizzato le visite. Ora potranno vedere i genitori. Con tutta probabilità gli avvocati difensori presenteranno un ricorso al tribunale della libertà.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova