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The Judge, una famiglia alla prova del processo

THE JUDGE di David Dobkin, con Robert Downey jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Vincent D'Onofrio, Bill Bob Thornton, e Leighton Meester. Usa 2014. Giudizio: **(*). “The Judge” mette in forma il...

THE JUDGE di David Dobkin, con Robert Downey jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Vincent D'Onofrio, Bill Bob Thornton, e Leighton Meester. Usa 2014. Giudizio: **(*).

“The Judge” mette in forma il classico dramma di una famiglia disfunzionale. O il tipico romanzo americano, sul modello strutturale delle celebri produzioni del tempo andato alla Martin Ritt e alla Mark Robson. Vale a dire, ad albero, con un tronco portante e svariati rami ad arricchire la percezione di un'esistenza dalle molte sfaccettature. E con un casting di tutte star, precisione di arredi, e distese di verdi paesaggi del Nord Est. Protagonista è un avvocato. Hank (R. Downey jr) esercita a Chicago, ha una figlia e una moglie giovane e bella, sul punto di divorziare. Si presenta con il cinismo dei legali di successo: «solo i ricchi si possono permettere le mie parcelle». Viene richiamato nella cittadina natale, Carlinville, nell'Indiana, per l'improvvisa morte della madre. E non senza fastidio affronta il padre (R. Duvall), il giudice del titolo, integerrima e austera istituzione locale, che tenendo in sommo onore la legge (42 anni di servizio), stigmatizza l'interpretazione mercenaria che ne dà il figlio. Ma vi è anche qualcosa di più dell'etica professionale che li rende distanti, e ostili. I funerali si svolgono comunque senza litigi.

Una volta sull'aereo che lo riporta a Chicago, viene informato dal fratello maggiore (V. D'Onofrio) che il padre è accusato di aver travolto e ucciso un ciclista. Asse portante del racconto sono i preliminari e le fasi del processo, in cui più della schermaglie col procuratore (B.B. Thornton) che vorrebbe ottenere una condanna per omicidio di 1° grado, contano i contrasti in famiglia. Tra il padre che non vorrebbe il figlio come suo difensore, e una volta subitolo rifiuta il ricorso a qualsivoglia cavillo, e non ricorda cosa sia successo quella notte, e il figlio che cerca di impedirgli di lasciarsi andare alla catartica giustizia. Ma a lato del processo c'è un dramma trascorso, che nessuno dei due ha dimenticato. E che la rigidità morale dell’uno e il ribellismo dell’altro hanno cristallizzato nello schema del disamore apparente e della rivalsa per contrappasso. Nel quadro centrale reso ancora più fosco dalla malattia del giudice, uniche note gradevoli sono date dall'arrivo della figlia da Chicago, e dai film girati dal fratello minore. E dal riabbracciare la fidanzata d'allora (V. Farmiga), che rivela d'essere ancora innamorata. Il romanzo sempre di più inclina verso il melodramma domestico, tanto da farlo coincidere col genere giudiziario. Di più, l'epifania in cui si scioglie il dramma ha luogo nell'aula del tribunale. L'errore compiuto in famiglia ha fatto valanga su sé stesso, sino a produrre conseguenze private e pubbliche. Ineluttabili, patetiche, tragiche. Senza facili scorciatoie, e senza inutili smancerie, il film trova il sentiero della riconciliazione. Molte vite trascorrono ai bordi di quello specchio di lago, ma quelle che alfine restano impresse sono del giudice, e l'asciutto rigore di Robert Duvall, e dell'avvocato, e l'ironia sarcastica di Downey jr. Due superbe interpretazioni, modulate sulle pieghe degli sguardi. (a.c.)

Pubblicato su Gazzetta di Mantova