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Roberto Gervaso, tre schiaffi alla depressione

Lo scrittore racconta al Bibiena la sua vittoria contro il “cane nero”. Con molti riferimenti a Mantova

L'incontro con un noto impresario mantovano di pompe funebri, che gli snocciola un lungo elenco di vip virgiliani che si sono serviti della sua onorata agenzia. Il dono di una "baretta", tipo portachiavi. Una bara vuota. Una salama (salma con l'aggiunta di una a). Roberto Gervaso che vede nella bara una donna che amò in gioventù, Babette, che lui medesimo s'inventa essersi gettata nella Senna e annegata per colpa sua. Sensi di colpa terribili. Compreso quello, un paio d'anni dopo la crisi dei missili a Cuba, di non avere evitato la condanna a morte di due dissidenti politici: Gervaso scrisse una lettera a Fidel Castro, inutilmente. Questo è solo un assaggio del libro "Ho ucciso il cane nero" (Mondadori) in cui l'autore racconta la storia delle tre depressioni che gli devastarono la vita. Un dramma gioioso - una volta vinta la depressione - che s'è svolto ieri pomeriggio in un teatro Bibiena esaurito di fan, depressi e non, ma tutti felicissimi per l'occasione. A fare da "infermieri" a Gervaso c'erano Alessandro Lai, professore ordinario di economia aziendale all'università di Verona e accademico virgiliano, che ha tracciato un parallelo di analogie e rimedi tra depressione economica e psichiatrica, e l'on. dem Matteo Colaninno, che ha ammesso come l'amicizia con Gervaso non sia nata "in qualche corrente del Pd". Humour autobiografico in cui "Robertino" (così lo chiamava Montanelli, anche lui grande depresso) s'è messo a proprio agio elogiando il Bibiena - "un gioiello" in cui lustri fa venne con Indro a presentare un volume della loro monumentale "Storia d'Italia" - e esaltando Mantova perché qui conobbe sua moglie, ebbe - prima - "un flirt con Miss Mantova", oltre al fatto che sua figlia ha sposato un mantovano. "Mantova è una città dove vivrei. Spero di morire tra le braccia di una mantovana", ha detto. E poi giù con la salute, di cui vuole essere campione assoluto: "Sono un'iliade di acciacchi, un tumore alla prostata, due bypass, mi sono mancate le doglie, se scopro una persona più malata di me io la odio". E un susseguirsi di contumelie sul male oscuro, vissuto "al sesto piano, vicino al Colosseo, in una casa regolarmente pagata". Sebbene "mia moglie compra sempre case a mia insaputa". Sponsor Accademia nazionale virgiliana, col presidente Gualtierotti, e i Rotary Club San Giorgio, Castelli e Mantova Sud rappresentati da Angelo Casuccio.

Gilberto Scuderi

Pubblicato su Gazzetta di Mantova