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Omicidio del gioielliere Mora I 5 indagati traditi dai telefoni

SUZZARA. Traditi dalle intercettazioni. Oltre alla testimonianza di un collaboratore, ritenuta dai carabinieri di Mantova più che attendibile, i cinque banditi della gang di giostrai responsabili...

SUZZARA. Traditi dalle intercettazioni. Oltre alla testimonianza di un collaboratore, ritenuta dai carabinieri di Mantova più che attendibile, i cinque banditi della gang di giostrai responsabili della tentata rapina e dell’omicidio dell’orefice di Suzzara Gabriele Mora, sarebbero caduti nella trappola delle intercettazioni telefoniche, tesa dal personale del Nucleo Investigativo guidato dal luogotenente Claudio Zanon.

Il cold case, riaperto vent’anni dopo il tragico fatto di sangue, costato la vita al gioielliere e ad uno dei componenti della banda, abbandonato agonizzante davanti all’ospedale di Thiene, nel Vicentino, è arrivato ora alla conclusione con l’iscrizione nel registro degli indagati di cinque banditi, tutti accusati di omicidio volontario in concorso. Sono Danilo Dori, 54 anni, Gionata Floriani, 40 anni, padovano, Stefano Dori, 47 anni, Adriano Dori, 44 anni, Giancarlo Dori, 52 anni. L’ultimo componente del gruppo criminale era Rudy Casagrande, 24 anni quando fu ucciso durante il conflitto a fuoco.

A dare il via alle nuove indagini sono state le dichiarazioni rilasciate da un parente dei cinque, appartenente pure lui alla famiglia Dori, ma estraneo a quei fatti. Pare che a un certo punto abbia deciso di cambiare vita, una sorta di redenzione e che per pareggiare i conti con la propria coscienza, abbia raccontato ai carabinieri di Vicenza fatti rimasti oscuri alla giustizia. Come quella tentata rapina nel Mantovano finita con due morti. La palla, da Vicenza, nel 2015 è tornata a Mantova e qui il procuratore capo Manuela Fasolato e il pm Alberto Sergi hanno dato l’incarico ai carabinieri del colonnello Federici, nello specifico al Nucleo investigativo. Per prima cosa sono stati individuati tutti e cinque gli individui: qualcuno vive ancora nello stesso campo nomadi, altri si sono trasferiti in case vere e proprie. Ma fanno ancora tutti la stessa vita, giostre, espedienti, nessun lavoro fisso. Uno è in carcere per altri reati. Sono stati interrogati poi l’indagine è proseguita con altri strumenti tecnici, tra cui le intercettazioni telefoniche. Queste avrebbero confermato i sospetti degli investigatori. Ora si attende il rinvio a giudizio dei cinque, che nel frattempo sono in libertà.

Pubblicato su Gazzetta di Mantova