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«Si è sdraiato in barca e ha chiuso gli occhi. Così se n’è andato»

Goito. Il racconto della moglie dell’uomo morto a Lampedusa. «Voleva vedere il mare di quest’isola. Il suo ultimo desiderio»

GOITO. «Mi ha chiesto se potevo aiutarlo a sdraiarsi sulla barca. Poi ha chiuso gli occhi e si è addormentato. Se n’è andato così». Gisella Vincenzi racconta gli ultimi momenti della vita di suo marito, Angelo Giacò, il 52enne di Goito, ex dipendente della Pattarini, gravemente malato, che ha scelto di morire a Lampedusa. E rivela una circostanza sconcertante: «Ma su quest’isola non c’eravamo mai stati prima». Angelo se n’era innamorato attraverso i racconti degli amici, e voleva vederla prima di andarsene. Un incontro scritto nel cuore: un amore a distanza che ha già conquistato anche Gisella.

«Sono qui da sola, in attesa di riportare a casa le ceneri di mio marito, ma i lampedusani mi stanno cullando come se ci conoscessimo da sempre. Sono tutte persone incredibili». Il mare è in tempesta, piove, e solo nelle prossime ore Gisella saprà quando la nave per Porto Empedocle potrà salpare. Dopodiché la salma sarà trasportata a Messina per la cremazione. «Dovremmo riuscire a concludere tutto mercoledì. Poi tornerò in aereo con le sue ceneri». Angelo non voleva un funerale ma soltanto una benedizione, «io ho esaudito il suo desiderio, a Goito poi vedremo cosa fare, sua madre è anziana, e credo che vorrà salutarlo in qualche modo». Le ceneri poi saranno sparse sullo Stelvio, come voleva lui.


«Un altro posto che amava - dice la figlia Valentina, che è rimasta a Goito - adorava viaggiare, ma negli ultimi tempi la malattia non gliel’aveva permesso. Si era concesso questa vacanza con il benestare del suo medico, era sfinito dalle terapie e il dottore gli aveva consigliato di staccare la spina per un po’».


Quando ha saputo il periodo di ferie della moglie, ha deciso: Lampedusa, il mare dei suoi sogni. «Io era titubante, sapendo che non stava bene, ma ha insistito tanto. Probabilmente sentiva di doverlo fare. E ho ceduto - dice la moglie - non aveva fatto nessun accenno, non immaginavo che stesse così male».


Sabato era l’ultimo giorno della settimana sull’isola delle Pelagie, «peccato non essere venuto prima, in modo da poter ripetere quest’esperienza» ha scritto Angelo nel suo ultimo post su Facebook, la sera prima della gita in barca a bordo della Nino Paranzoto. «Abbiamo prenotato con delle persone conosciute sull’isola, dove è impossibile non fare amicizie. Angelo stava come sempre, era tranquillo, anche se non aveva mangiato. Però fino all’ultimo si divertiva a scattarmi delle foto mentre mi tuffavo, mi prendeva in giro perché odio l’acqua fredda, e quella di Lampedusa è gelida. Voleva mostrarle a sua madre». Ad un certo punto, vinto dalla stanchezza, ha chiesto di sdraiarsi, «è morto così. Tranquillo. Tutte le persone della barca mi hanno aiutato, in questi giorni sono state la mia famiglia. Un altro segno che era giusto così. Ha avuto ragione lui»



 

Pubblicato su Gazzetta di Mantova