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Muore nel sonno, lo trova la mamma

Studente di 18 anni stroncato da arresto cardiaco. La nonna: «Era affaticato, avevamo già prenotato l’holter»

ASOLA. Diciotto anni fatti di mille cose, di tiri a canestro, di tuffi in piscina, di risate e della patente da prendere. Diciotto anni interrotti in un istante, senza preavviso, senza capirci niente. Se n’è andato così Enrico Bosio, studente di Ragioneria del Falcone, giocatore di basket del Lions del Chiese: se n’è andato nel sonno, dopo aver trascorso la sera di domenica sul divano con la mamma; morto durante la notte, probabilmente senza accorgersi di nulla, sembra per un arresto cardiocircolatorio. Ieri è stata eseguita l’autopsia e la salma è già stata consegnata alla famiglia per i funerali che saranno celebrati domani mattina alle 9 in cattedrale ad Asola.


A trovarlo, lunedì mattina poco dopo le otto è stata proprio la mamma Laura, che dalla cucina lo aveva chiamato per la colazione. Non rispondeva Enrico, la mamma credeva ad uno scherzo. Con il sorriso sulle labbra è andata a svegliarlo.


Enrico sembrava dormisse serenamente, lei lo ha scosso, lo ha chiamato. Niente da fare, non rispondeva.


Tutto il gelo, tutto il panico che una madre può provare le è piombato addosso in un istante. Ma non ha perso lucidità: ha chiamato il 118 e, con le istruzioni che al telefono le impartiva il personale sanitario, ha tentato di rianimare suo figlio. E’ stato inutile, Enrico era già morto forse da un paio d’ore, forse anche di più. Da lì in poi solo il vuoto, la disperazione più feroce. Gli altri famigliari che accorrono: il papà Roberto che, avvisato sul lavoro, viene accompagnato a casa dai colleghi, la sorella Giada, 25 anni, raggiunta al telefono mentre si trovava in vacanza, e poi i nonni, i cugini, gli zii. E ancora: i tanti amici, i compagni di squadra e di scuola, la compagnia di Asola. Poche ore dopo la terribile notizia, sul sito del Falcone è comparso il cordoglio di preside e insegnanti; e così pure su quello della società di basket, che ha dedicato ad Enrico un collage di foto e un commovente ricordo.


Proprio con gli amici del basket Enrico aveva trascorso la domenica pomeriggio in piscina, poi alla sera era stanco ed era rimasto a casa con la mamma.


«Proprio domenica sera verso le 11 l’ho chiamato io al cellulare mentre passavo per piazza - ci racconta la nonna al telefono, tra le lacrime - Gli volevo chiedere se aveva bisogno di un passaggio. Lui mi ha risposto che era già a letto da un po’. Era tranquillo, era tutto a posto».


«Da qualche giorno si sentiva solo un po’ affaticato, soffriva il caldo, aveva avuto un po’ di tosse - va avanti la nonna -. Giovedì la mamma l’aveva portato dal medico, gli aveva trovato i battiti un po’ alti, ma non ci aveva preoccupato perché Enrico era uno sportivo. Comunque per scrupolo gli aveva prescritto di mettere l’holter. Avevamo già prenotato l’esame, l’avrebbe avuto nei prossimi giorni. Invece Enrico ci ha lasciati così...è morto nel giorno in cui era stato battezzato».


La causa della morte, si diceva, è da attribuire ad arresto cardiocircolatorio provocato forse da un infarto. Ieri è stata eseguita l’autopsia, i risultati definitivi saranno noti solo fra qualche settimana. A parte il malessere degli ultimi giorni, Enrico non aveva mai sofferto di disturbi particolari, era uno sportivo e aveva sempre ottenuto l’idoneità a praticare attività agonistica.

Mercoledì 11 luglio, alle 20.30. si terrà la veglia funebre. Giovedì l’addio. (dm)

Pubblicato su Gazzetta di Mantova