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«Unico, appariva duro ma era un gran romantico»

L’INTERVISTA



«Buongiorno ingegnere... ma non è un buongiorno. È morto Lauda».

Dall’altra parte il silenzio. E in quel silenzio una vita che sfreccia spinta da quel 12 cilindri boxer che Niki faceva volare. C’è l’ingegner Mauro Forghieri in silenzio. È l’anima motoristica, il direttore tecnico della Ferrari che con Lauda, un’invincibile 312T e un giovane Montezemolo ai box riportò il titolo iridato a Maranello dopo undici anni. «È una fetta della mia vita che se ne va. I ferraristi e gli sportivi lo porteranno nel cuore. Niki era unico. Di un ’altra epoca e a dispetto di quel che appariva era simpatico».

Partiamo dalla fine. Il diluvio a Fuji e il rientro ai box.

«No. Partiamo da Monza qualche settimana prima dove lui arrivò quarto, a 42 giorni dal Nürburgring. Dopo lo schianto dissero che non c’erano speranze. Invece finì in rianimazione, ed era già un miracolo. Quando lo rividi a Maranello e diceva che voleva correre non volevo crederci. Aveva le piaghe, il sangue che macchiava le bende. Bisogna partire da lì per capire Niki. Era unico».

Silenzio. Poi riprende.

«In Giappone parte dalla seconda fila. C’è un diluvio. Non si vede nulla e dopo due giri rientra. Non scende. Gli dico: “Un guasto?”. Lui: “Nessun guasto. Non me la sento”. Capisco e gli dico: “Allora diciamo che c’è stato comunque un guasto...”. Nessuno avrebbe mai saputo la verità. Lui insiste: “No, dì pure che non me la sentivo”. Unico».

Lo chiamavano “computer”. Dimostrò di essere semplicemente un uomo.

«Un uomo coraggioso. Diceva quel che il cuore gli diceva. E se l’auto non andava lo diceva anche a Ferrari».

Il suo grande talento?

«La sensibilità. La capacità di sentire l’auto come nessun altro. Non a caso quando gli chiedevano quale dovesse essere la prima qualità di un pilota non aveva dubbi: “Deve sentire col culo la sbandata”».

Dicono che Ferrari non lo abbia mai amato.

«Forse per il carattere. Ma con il Drake mica era facile».

Quando lo ha sentito l’ultima volta?

«Qualche mese fa. Le telefonate per gli auguri immancabili. E altre a sorpresa. Con ricordi e risate. Un duro solo in apparenza ma un grande romantico. Quando comprò casa in Austria prese anche i terreni attorno e fece firmare contratti ai confinanti perché per 99 anni non costruissero cose orribili per rovinare il paesaggio. Unico Niki». —

Pubblicato su Gazzetta di Mantova